La Ninni aveva i capelli color miele, era alta un cecio e portava ritto in capo, vezzoso e snello, un bel fiocco bianco. La nonna Stella ne allacciò uno in testa anche alla sua Regina, che era una ragazzona già a sei anni e pareva crescere col buio, come se fosse innaffiata nottetempo da un misirizzi. “Non star tanto dritta!”, le diceva la nonna. Tutto inutile. Il fiocco pareva una bandiera piantata sull’Everest. In una foto l’ho visto, il fiocco malandrino: in primo piano nella fotografia c’è nonna Stella con una espressione patetica, da Clara Calamai; dietro, lunga lunga, mia madre con un muso anche lui lungo che non vi dico. Il fiocco, un poco pendulo, non bianco ma pallido, come se avesse il mal di mare.
Durò poco, il fiocco. Come l’ovetto all’ostrica quotidiano, altra invenzione di mia nonna. La cura per la piccina: un ovetto al dì, da consumar di mattina, nudo e crudo, a digiuno, condito da una goccia di limone. Il primo giorno, eccola, nonna Stella con il suo bell'ovo al cucchiaio, che spandeva bava di chiara e aveva un cecetto di limone a far da neo sul tondo giallo...
Passan due giorni all'ovo d'amore, ne passa un terzo. E al quarto, nonna Stella, puff, a mani vuote. "Ma quale ovetto e ovetto? Tu sei tutta matta!”, disse a mia madre con una voce di spine frettolose. Niente ovo, niente amore. E lei, la povera malatina, supplice, a labbra tremule, con la delusione dipinta in faccia in acrilico rosa: “Ma mamma, l’ovetto all’ostrica che dovevo prendere a digiuno tutti i giorni…”. Ma nonna Stella aveva girato già i tacchi
Durò poco, il fiocco. Come l’ovetto all’ostrica quotidiano, altra invenzione di mia nonna. La cura per la piccina: un ovetto al dì, da consumar di mattina, nudo e crudo, a digiuno, condito da una goccia di limone. Il primo giorno, eccola, nonna Stella con il suo bell'ovo al cucchiaio, che spandeva bava di chiara e aveva un cecetto di limone a far da neo sul tondo giallo...
Passan due giorni all'ovo d'amore, ne passa un terzo. E al quarto, nonna Stella, puff, a mani vuote. "Ma quale ovetto e ovetto? Tu sei tutta matta!”, disse a mia madre con una voce di spine frettolose. Niente ovo, niente amore. E lei, la povera malatina, supplice, a labbra tremule, con la delusione dipinta in faccia in acrilico rosa: “Ma mamma, l’ovetto all’ostrica che dovevo prendere a digiuno tutti i giorni…”. Ma nonna Stella aveva girato già i tacchi

ho un raccontino...nella mia agenda che si chiama l'ovetto. Non all'ostrica, niente limone, mia madre lo prelevava direttamente dal pollaio gli faceva un buco e mi obbligava a berlo..tiepido e scivoloso con due occhi come palle da biliardo....:(
RispondiElimina