Quando, su Cala Girgolu,
soffia la tramontana, il mare si colora di un azzurrato pastello e le onde
increspate, ricamate di spuma, si rincorrono allegre fino a leccar la battigia
e gli scogli che segnano il confine tra l’acqua della spiaggia e quella in corsa
che entra, gorgogliando, ed esce, potente, in un litigar di mulinelli, nella
stretta gola che porta al laghetto salato. Io, è su quegli scogli che siedo, di
solito, a osservar le sfumature e le tinte del mare che mi ricordano le marine
del pittore Piero Guccione (che amo). Io, come lui, rapita dall’onde, nel variegato
variopinto dell’acque, me ne sto nel mio canto di spirito e d’anima, mentre
tutt’attorno vive e respira la vita di spiaggia. C’è una madre che sgrida il
figlioletto capriccioso, un padre, sudato, con secchiello e cappello, a caccia
di granchi, c’è chi legge e chi fuma e chi chiacchiera sotto i colorati
ombrelloni. La vita da spiaggia è così, lo san tutti, e io pure. Fatta di un
macramé di parole che sanno di sale e di sole. Per questo, un poco, me ne tengo
lontana. In disparte, la osservo dal basso del mio paradiso di fiamma accesa…
E tutti mi par di
conoscere e di abbracciare, pur lontana, laggiù tra gli scogli. Al mattino
presto, col sole ancora basso sull’orizzonte e il mare uno specchio d’argento,
qualche giorno fa, me ne stavo dunque, sentinella, al mio posto, quando, d’un
tratto, come un’apparizione vedo una mamma e la sua bimba, lontane, sulla riva.
La bambina, in costumino rosso intero, percorre la battigia, facendo ruote, una
ruota via l’altra, in un rotondo di sogno. Io, come lei, anni e anni orsono,
nei miei verdi anni, e tutto di nuovo, daccapo, nel silenzio che amo. Respirano
le onde, il tempo a ritroso, e il futuro, uguale sempre al passato, risorge
nell’anima che mai muore
…
