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domenica 28 maggio 2017

Il custode del gregge

Qualche tempo fa, non so mica in quale occasione e poco mi interessa, il Papa (e lo dico chinando il capo nel rispetto che debbo al successore di Pietro) ha  detto che , e cito per non spararle grosse e per, abbassando la mia, dar voce al fiato suo che viene da Oltretevere, insomma ha detto che “anche dentro la Santissima Trinità stanno tutti litigando a porte chiuse, mentre fuori l’immagine è di unità”. Parole, le sue, che a me han fatto male, come una pugnalata, diciamo così, perché con i Santi non si scherza e figuriamoci poi con la Santissima Trinità che è il mistero più solenne e grande che ci portiamo nel cuore e nel quale io beatamente vivo.
Ma passi (il mondo neppure se n'è accorto) e vado avanti perché al Pontefice piace, a volte, mettersi il naso rosso dei clown e dire anche che Gesù, sulla croce, “si è fatto serpente e diavolo”. Altre parole come frecce che a me hanno fatto male come prendere il morbillo al mare, quando tutti sono in spiaggia e noi a letto con la febbre (avevo quindici anni quando mi è capitato…) e so di che cosa sto parlando. E mentre di male in peggio, mi leccavo le ferite dell’anima ferita da tanto straparlare, qualcosa, invece, mi sussurrava all’orecchio e mi diceva che tutto questo non era nuovo per me, che lo avevo già sentito, che era già stato detto, ma da chi, mi domandavo…
Poi, ecco, nel lume della non conoscenza, la memoria mia, fatta gazzella, salta di sasso in sasso per superare il ruscello degli anni passati ed eccomi a Lisbona, ragazza e sto preparando la mia tesi di laurea su Fernando Pessoa, china sui libri nella bella Biblioteca nazionale. Leggo tutto quello che posso e trovo di Fernando Pessoa per scendere a spirale nel suo abisso e ritornare a galla con gli strumenti per commentare un brano di poesia in prosa dal titolo "Nuvole", che è parte - due paginette appena - del Libro dell'Inquietudine. E che è l'uovo della mia laurea...
Sì, sì è questo il cammino di Pollicino che, a forza di miche, mi condurrà sul sentiero giusto. Sì, sì, Pessoa. O meglio uno dei suoi eteronimi, Sì, sì, Alberto Caeiro, il “custode del gregge”. E’ lui, è proprio lui che, nella sua poesia bucolica "O Menino Jesus", parla del bambino Gesù che stanco della colomba "stupida" (lo Spirito Santo) e del suo altro padre "falegname", decise di scendere sulla terra e racconta al poeta (che lo sogna) tutta una serie di spiritosaggini sulle perone Sante… Ricordo che anche allora rimasi di sale. Ma Pessoa, o Caeiro, mi dicevo, era un poeta, un ateo, anzi una persona di un’altra religione. E di certo non era Papa.


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