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sabato 8 aprile 2017

Ricreazioni all'Istituto Mater Dei

Sarà che questo sole lucido, radioso, sfolgorante mi brucia il cuore d’amore per il creato, sarà che è aprile, il mese della resurrezione, sarà per tutte queste ragioni legate in un fascio e così sia ma oggi, nel mattino dorato in cui  palpita il divino, mi sono tornate in mente le ricreazioni all’Istituto Mater Dei.
Per la ricreazione, quando suonava la campanella alle dieci e tante precise, noi tutte (del ginnasio e del liceo) alunne dell’Istituto Mater Dei esplodevamo al sole  sul terrazzo che giace ancora adesso, bianco e come svenuto, sotto gli occhi attenti delle torri gemelle della Trinità dei Monti. Era un pascolare in bianco e blu, a gruppetti, a due a due, in solitaria e c’era chi mangiava la pizza rossa (come una certa Marina) e c’era chi sbocconcellava un  biscotto e chi, niente di niente, come me perché per noi Ponti la merenda non era nel calcolo delle vivande quotidiane. Io me ne stavo con una certa ragazzona dai grandi occhi celesti e dallo sguardo neutro, a leggere con lei i lirici greci tradotti da Quasimodo oppure con la mia preferita, la R., che era la più carina della classe e tanto piena di ragazzi che all’uscita, al portone di San Sebastianello, a prenderla c’era una coda di macchine e tutte lucide e con il telefono dentro (che allora era un portento…).

Musica nelle mie orecchie i versi di Quasimodo e musica il cicaleccio allegro della R. che ancora adesso ricordo con affetto e so pure chi ha sposato e come, adesso, vive sola in una certa bella casa a un tiro di sasso da Piazza Navona. Musica, certo ma il cuore, il cuore sobbalzava, quando Marina (ma non accadeva sempre), mi offriva, generosa, un morso della sua pizza rossa, d’olio e d’amore, comperata in un negozietto (che non c’è più) in Via della Croce…

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