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giovedì 13 aprile 2017

Buona Pasqua!

Splendeva di oro e profumava d’incenso, ieri sera, la magnifica basilica pontificale di Santa Maria Maggiore dove, alle sei di sera ( fino alle otto), si è celebrata, nel respiro di quiete del canto gregoriano, nel din, don dan della campane di Agnone, la Messa in coena Domini, la messa cioè che ricorda l’ultima cena del Signore, la messa dell’istituzione dell’eucarestia e della lavanda dei piedi. Tra i tanti, in seconda fila, c’ero anch’io, persa nella solennità, immersa nella vita vera, santa (nel senso vero della parola, cioè separata) dal mondo che, fuori dalle porte basilicali, celebrava invece i suoi consueti riti quotidiani. C’ero anche io, certo, ma c’era anche una certa signora un poco colorata in viso che portava ritto sul capo un cappelletto di pile color arancio e tutto frange che somigliava, nell’arcano che a volte gioca i suoi tiri, alla cresta di un gallo. E questa signora qui, in prima fila, ogni tre per due, faceva udire i suoi chicchirichì. Io non so che cosa avesse da dire o da protestare, poverina (e la compiango), ma le sue intemperanze, questo posso ben dirlo, erano come  parlare di calcio di fronte a un tramonto sul mare, quando i colori del cielo sono sfumature dell’anima e il silenzio è sovrano. E sia, ha continuato la signora fin durante la processione, rovinando il Tantum ergo e quasi quasi finiva per rimediarsi un pugno da un signore che, al contrario di me, la pazienza non l’aveva messa in tasca e nel cuore…
Per augurarvi buona Pasqua, manderò un coro di passeretti canterini alle vostre finestre, nella magia del mattino presto quando l’incanto del giorno è ancora raccolto nell’uovo, l’uovo della Santa Pasqua: auguri!


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