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giovedì 16 marzo 2017

Nella letizia di Pippo

Il 16 marzo di ogni anno che il buon Dio manda su questa terra piena di perché, le porte di Palazzo Massimo alle Colonne che si affaccia, maestoso e un poco tetro, sulle ampiezze piemontesi del Corso Vittorio Emanuele, apre le sue porte  per consentire ai Romani (ma anche a chiunque lo desideri) di visitare la cappella barocca del miracolo di San Filippo Neri, dove cioè il gran Santo tanto amato dai Romani e anche da Sant’Ignazio di Loyola (che lo venerava, pur così diverso che da lui era…) risvegliò dai morti il figlio del principe Massimo, Paolo, per consentirgli, diciamo così, di morire nei Sacramenti e di salutare il suo “Pippo” (che gli era buon amico paterno…).

Così ecco che, per ricordare quel giorno sacro e santo, del 1583, che è poi oggi in ricorrenza, sotto al portone del Palazzo principesco (la famiglia è una delle più antiche di Roma essendo suo antenato persino Quinto Fabio Massimo), si riunisce una folla di curiosi, turisti e fedeli che piano, piano riempiono il cortile (magnifico) e salgono, lenti, lungo le scale scricchiolanti d’ombra e mistero  per raggiungere, attraversando due studioli un poco bui, la bella cappella barocca che era, poi, la stanza dove se ne stava il piccolo Paolo, il principino nel lontano, appunto, 16 marzo 1583. C’era, anche quest’anno,  molta gente e c’ero anche io, salutata all'ingresso da un valletto in livrea e altri ce n’erano anche al piano di sopra dove, in un salotto nascosto, entravano solo gli ospiti scelti e sceltissimi (alcuni cardinali). Per me, solo la gioia di essere lì dove Pippo il buono, che, pur fiorentino, si chiamava però Romolo, era di casa e mi pareva, nella mia gioia rotonda e in preghiera che mi sedesse addirittura accanto, versandomi la sua letizia nel cuore che vorrei mandare, exprés, a voi tutti in tante bustine colorate..

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