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sabato 4 marzo 2017

Come ritornare a scuola

Qualche giorno fa, fresca nel mio andare veloce, raggiungo a passi svelti l’Università Pontificia tal dei tali, dove – a causa dei crediti formativi per i giornalisti, che, per me, sono soltanto un’agonia di ore perdute – mi tocca un corso di formazione sull’informazione religiosa, tenuto da professori del detto ateneo. E sia, tra un corso sul femminicidio e uno sull’informazione religiosa, io scelgo il secondo senza meno. Detto fatto, eccomi seduta nell’aula tal dei tali, a fianco di un’amica cara, incontrata per caso (evviva!). Comincia un professore messicano…, un giovanotto che sfodera, soddisfatto, i suoi power point alla maniera – ohi lui - del nostro ex premier Renzi. Comincia, in latinorum, a parlare di “framing e refraiming” (ma non si capisce un’acca di quel che vuole dire, poverino, nonostante la tanta buona volontà che mi pare  a stelle e strisce e non certo Tricolore) e  la mia amica mi guarda, desolata e mi confessa che, come me, di questi concetti “liturgici” non ha inteso un bel nulla. Il mio consiglio a lui, rileggere il passo del Vangelo in cui Gesù invita il nostro parlare ad essere semplice, sì sì, no, no. E punto e a capo.
 Il professore messicano si salva in corner, illustrandoci il magistero del Papa, distinguendo tra Bolle e Motu proprio. E meno male! Oh, tiriamo il fiato per una decina di minuti per l’intervallo ed ecco arrivare il secondo professore che è italiano e belloccio e sacerdote: un sacerdote in blue jeans. Davvero difficile dire di che cosa abbia parlato, passando per Crono e Urano fino a Gilgamesh e poi di Radio Radio dove tiene una rubrica grazie, diciamo così, a Santa Rita. Vabbè, sorrido e durante il coffee break (ma che buoni i cornettini farciti!) mi godo dalla finestra la bellezza del chiostro immacolato…

Riprendiamo, via, con tre vecchie volpi di vaticanisti e finalmente si prendono appunti. Si parla di Francesco e di come sia criticato non solo perché Papa “riformista” (e chiamiamolo così pro bono pacis!), ma anche per le sue risposte “stizzose” (sic) a chi si sogna di fargli il contropelo. Dulcis in fundo, un professore giovanetto che insegna a noi (vecchie carampane) come si scrive un pezzo e come sia necessario, per imparare, far da “garzone” a un maestro. Ovvia, ma questa è l’acqua calda! E mica sa, per caso, che per noi il “praticantato” è proprio viatico alla professione? Vabbè, per carità di patria lo applaudiamo. E in fondo lo ringraziamo pure, almeno io e la mia amica, perché ci ha fatto ridere tanto, riconducendoci per mano ai tempi della scuola…

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