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sabato 4 febbraio 2017

Piccola avventura in farmacia

bennibag azzurro cielo
Nel lattiginoso mattino presto di questo sabato di febbraio, mese della purificazione, mese ancora piccolo così, tutto ancora chiuso nel suo ovetto sacro, eccomi di bel bello scendere, a gambe nude come fosse già primavera, a fare una commissione sotto casa. Scendo in vortice le scale, giro sulla sinistra, uscita da portone grande, e sono già nella profumata farmacia dove devo comperare questo e quello per il marito che ne ha bisogno. Come entro vedo, prossimi al bancone, due uomini intenti a comperar gli affari loro e così, al turno mio, attendo un poco in disparte, verso la porta. D’un tratto, sento qualcosa di umido schiacciarmisi sul polpaccio e, seduti gli occhi a terra, vedo che c’è un grosso barboncino color bianco rosato, che, al vedermi, festoso, si è messo a far zig zag con la coda e a schiacciare il muso, appunto, sulle gambe mie, in segno di grande simpatia. “Ah che gran maleducato sei!”, gli dico, faccia a terra, e quello, di tra la frangia, gli occhi a spillo neri, mi guarda e la coda si fa più ferma e come circospetta. “Nessuno ti ha insegnato le buone maniere?”, continuo e lui, a muso in giù ascolta, il tapino. “E ora, avanti, mettiti composto in farmacia e seduto, via!”. E, patapunfete, crolla il suo popo a terra e composto e quieto (finalmente), mentre il proprietario, che deve far un esame non so, se lo porta via. Prima di andarsene, si gira nel saluto, la coda torna a tremolare e io su vai e sii un cane signorile, via! “Scusi – mi fa la farmacista, sorpresa al mio silenzio – desidera?”. E sorride. Sorrido anche io, le chiedo una scatolina di cerotti e via anche io come il barboncino, per la mia strada.


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