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lunedì 16 gennaio 2017

Buongiorno signora Furga

E’ con dolore vivo, con un senso di sgomento che mi fa pestare i piedi nel cuore che mi ritrovo, a volte, davanti al Colosseo. E tutte le impalcature gialle di questa assurda metropolitana che non finisce mai (da venti anni vanno avanti i lavori, in un’eternità che non ha capo e neppure, così pare, coda, in quell’indiavolato non senso della nostra dopostoria romana…), e l’orrore del degrado nei cumuli di spazzatura gettati qui e lì, nelle coperte dei senza tetto abbandonate tra gli archi dove zampilla ancora, memore di tempi migliori, una innocente fontanella, e ora anche la tettoia bianca, lassù, a rovinare il panorama del Palatino verde del verde che piace al cuore, ecco, tutto questo, nel chiuder gli occhi, non lo vedo e da tutto questo io (che pure amo la mia Roma come un fiore la sua terra sacra e anche il bel Colosseo maestoso), lo sguardo a terra, me ne fuggo via e ogni volta faccio santo voto di mai più passare da queste parti… E, per motivi tanti che so io, mi ci ritrovo, sempre sgomenta e sempre nuova.

E siccome è lunedì e l’anno, bambino, è appena nato e io, dentro di me, porto una pace grande, ricamata di stupita serenità, che è come un balcone fiorito di gerani rossi al sole, preferisco dire due parole due di certe mie gite del mattino presto a Porta Portese, gelata nel gelo di questo gennaio dalla testa bianca, dove compero qui e lì quel che mi solletica e mi piace, col pensiero fisso di essere per le otto e mezzo a Sa Crisostomo per la messa di Padre Paolo che è per me, nelle sue parole belle, fonte di gioia pura e azzurra come un cielo di primavera. E siccome, per tre volte di seguito, mi è capitato di comperare delle bambole italiane per così dire vintage, cioè dei tempi miei, di marchi allora noti e ora non più (Furga, Sebino, Ratti, Italocremona), ieri, io che penso sempre di essere in incognito, come una Mata Hari, avvicinandomi guardinga a una delle mie bancarelle e pronta a scegliere col gusto mio, sento il bancarellante che, sornione, col cappello sul naso, dopo un’occhiata e un sorriso, mi fa: “Buongiorno signora Furga!”  

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