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sabato 3 dicembre 2016

La zia Lucia

benniposh per l'Immacolata...
Qualche giorno fa, in un bar d’altri tempi, seduto in un giardino segreto a un tiro di sasso da Via Nazionale, ero lì, tuffata nel mio caffè macchinato, con una cara compagna di scuola dell’istituto Mater Dei. Lei e io, tra i ricordi e la vita, nella spirale che tutti ci conduce; lei e io, naufraghe, perdute nel nostro ieri. Mi raccontava, lei, di suo nonno, austero e adorabile insieme, che, bambina, le raccontava le vite dei Santi, facendole fare, un poco per gioco, gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola. Mi raccontava di una zia morta bambina in profumo di rose di santità. Mi raccontava della sua famiglia e io della mia, degli zii senatori del Regno, dello zio ministro di Salò e soprattutto, bellissima nel giro di perle, in eleganza antica e perenne, della zia Lucia che ancora oggi, per me, è farò dello chic al punto che quando cucio una bennibag mi chiedo, prima di finirla: “Piacerebbe alla zia Lucia?”. E se la risposta cade affermativa è ora dell’etichetta e di finirla lì, altrimenti, via tra pizzi, uncinetto e merletti per trovare il bandolo della bellezza che a volte si trova e altre volte, timido com’è, resta nascosto, spaventato dalla modernità.
Era la zia Lucia una gran dama d’altri tempi, quattro quarti interi e puliti di nobiltà nei pallidi capelli color miele, nel naso stretto, nell’ovale di bisquit. Io ebbi in sorte di conoscerla che stava già salutando il mondo e la vita di quaggiù, ma mia madre la ricordava ancora ragazza e bella come un sogno d’estate. Insieme a sua madre, nonna Stella, erano andate a trovare la futura moglie del fratello e, come in sogno, mia madre aveva contato un valletto in parrucca di neve, con codino,ogni due scalini. E i gradini, in corsa di spirale, sembravano piovere giù dal cielo e in alto splendeva lei, la Lucia, vestita di diamante Una visione fu e poi più nulla. Quando fu il mio turno di conoscerla, viveva in una casa piccola così, in una periferia di nebbia, e non aveva valletti né abiti di seta. Morto il contorno, rimaneva lei, luce di stella, radiosa, celeste, regina.

nere... e bianche

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