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venerdì 9 dicembre 2016

La mia Butterfly

Immaginate un teatro rosso porpora e d’oro, un gran lampadario di cristallo di rocca che ci pende sul capo come a capo mondo, un palcoscenico a un tiro di naso, il buio in sala, la testa, laggiù, del maestro d’orchestra nascosto il corpo nella buca dell’orchestra. ed eccovi, insieme a me, al Teatro della Scala alla prima della Madama Butterfly. Io, con mio marito, sono al posto tal de tali, porto un vestitino nero e in mano la benniposh con le rose rosse in velluto cangianteche è qui sopra ora  e siedo nell’attesa che Pinkerton compia il tradimento e spero, spero fino all’ultimo, che il finale, come per incanto muti e che la piccola Butterfly possa amare ed essere riamata… E invece, nulla, ohimè, e rosso  è il petto della Butterfly, come quello dei teneri  pettirossi  (da lei evocati nell'attesa del traditore) che fanno la nidiata tre volte all'anno.... Quel bianco di morte nelle vesti candide delle fanciulle in fiore e il rosso nella cintura, rosso sangue e fino a poco prima era una primavera di petali rosa di fiori. E dire che nel racconto originale, quello di un americano, il quale ispirò Puccini, a salvar la madre ci pensò il bambino e, al ritorno, Pinkertone e la sua moglie bionda trovano la casa della Madam Butterfly deserta di vita, in una vita altrove...

Bello, bello tutto. Bella la musica, magnifico il coro muto (penso, io, e prego per qualcuno lassù, come mi è stato chiesto..), bella la regia, stupende le scenografie, magnifici i vestiti. Tutto, tutto mi è piaciuto e nel “Fratelli d’Italia” iniziale, cantato in sala un poco da tutti, in piedi, cuore in mano ho letto, col senno di poi, tutta la consapevolezza che l’Italia, nelle sue profonde radici, ricca di bellezza e incanto, potrebbe farcela, se solo sapesse e volesse ritornare alla sua fonte sacra e bere l’acqua santa della vita… Che bevevano Giacomo Puccini e Giuseppe Giacosa e che oggi, così mi pare, non si beve più. E mentre, tornata in albergo, conto nella memoria la magnificenza del nostro genio tricolore, mi sovviene, triste, un pensiero. E se, mi dico, se la Madama Butterfly che, per uno sciocco innamoramento straniero, volta le spalle alla sua tradizione, alla famiglia, al Giappone, fosse proprio la nostra bella patria? Non stiamo noi pure, forse, rincorrendo delle falene, voltando schiena e cuore al vivo centro della nostra storia? Il pensiero vola e io, ora in treno, crollo, stanca, nel pensiero rotondo dell’Avvento che prepara al mistero mio rotondo.

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