Pagine

giovedì 10 novembre 2016

Rose of Tralee

Bambina quasi, o forse ragazzina, preparavo per i miei fratelli tutti quanti, la pasta al sugo rosso che era tradizione unica in casa Ponti, quando la Mimma, per motivi che non so, se ne restava al Testaccio e noi abbandonati e soli, consumavamo il pasto di cartone, orfani dei panini suoi fritti, degli gnocchi al cuore di patata, della pizza scaldata dalle sue mani d’amore...

Mia madre, dai modi spicci suoi,  lasciava  sui fornelli da una parte la pasta arrotolata in un gomitolo che era bianco e color d’oro per via dell’olio che ci correva dentro e dall’altro il sugo rosso, liquido, di gusto d’ospedale e toccava a me rovesciare gli spaghetti nella padella del pomodoro e, mischiando questa a quello, rendere  pasto ciò che non lo era. Baciati gli ingredienti, condita l’insalata e cucinata la fettina su una padella ben calda, era tempo di sederci intorno alla tavola in sala da pranzo e mangiare. I gemelli allora, cominciavano le loro spiritosate e non c’era verso di mettere una frase dietro l’altra perché ci pensavano loro, nella ridarella eterna, a mettera una diga su qualsiasi discorso famigliare. Mio padre, a capotavola, mangiava a capo chino. Alla sua destra mia madre non interveniva. Io, nell’osservanza, tacevo e, nella meditazione, risolvevo a modo mio gli enigmi della vita. Mangiavamo, come un dovere triste, almeno io...
E mai avrei pensato che mille e uno anni dopo, cioè nel mese scorso di ottobre, potessi nientemeno che fare io, proprio io, una lezione di cucina (nell’aiutare un’amica) a un gruppo grande di studenti americani e tanto attenti e concentrati che ogni discorso aveva un principio e una fine anche se non stavamo intorno a un tavolo e la lingua, pur mia quasi madre, non era la mia. E poi, d’incanto, e al ricordo quasi mi commuovo, finita la lezione, i piatti vuoti, il profumo di polenta uscito dalla finestra aperta sul caldo d’oro dell’ottobrata romana, i ragazzi, in circolo, han cantato, tutti presi in serietà compunta e fuori moda, una ballata irlandese, bella come è bella la magica isola verde che se ne sta, un poco pigra, in mezzo al mare lassù. E mentre le note di Rose of Tralee riempivano la cucina di un’aroma tutto suo a me, lo ammetto, è scesa in cuore una lacrima di commozione e di ringraziamento…

Nessun commento:

Posta un commento