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martedì 25 ottobre 2016

Ottobrata romana


Mi hanno donato tanti, tansissimi cachi e questo è il dolce mio, nell'arancio profondo
Per motivi vari e a volte anche un poco buffi, me ne sono andata in giro per la mia amata Roma a far commissioni, prima fin su alla Chiesa di Santa Maria della Vittoria (in silenzio davanti all’estasi di Santa Teresa) e poi giù a Piazza San Silvestro che, con quei seggioloni di marmo e nessun negozio intorno pare oramai condannata a fare da Sahara alla Capitale, fino poi, e ancora, al Collegio Romano, dove, bello ancora e imponente, sonnecchia il gran palazzo che fu dei gesuiti e che adesso ospita il liceo classico Visconti. E qui e lì, in un viavai festoso, a piedi leggeri, guidata in balzo da Ermes, mi trovo a incontrare personaggi che di solito si vedono in televisione e che visti così, da vicino, sono più o meno come siamo noi, di carne e sangue e poco più. Sulla Via della Mercede, con quell’aria un po’ così da politico in vacanza, incontro un verde (o forse ora è del Pd, non lo so proprio…) ed ha la faccia della famosità alla quale neppure so, oramai, associare il nome. Ma tant’è. Subito dopo, neanche a contar due, mi trovo faccia a faccia, in occhialoni e coda di cavallo, la Carmen Di Pietro. Di pomeriggio, poi, sul Lungotevere, il capello fulvo al vento, è proprio Antonello Venditti che si fa ritrarre, in compagnia, in un selfie. Camminano come noi, anche loro, nel traffico, nel frastuono romano, con sguardi spersi (pure loro) in questo mondo che, in capriola, pare andare a zampe in su. Allegria, mi dico, e felice continuo sui miei passi sicuri nell'oro acceso (anche troppo) di questa ottobrata romana…

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