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mercoledì 19 ottobre 2016

In ricamo di margherita

Tante benniposh fiorite di merletti...


Nel dorato, mio, ritorno, in fondo al cuore le parole sante di chi so io e che certo non svelo, mi capita, con l’anima allegra,  tornata giovinetta, in ricamo felice di margherite; mi capita, dicevo, di  gironzolare per la mia bella Roma e di trovarla, ahimé, sempre più avvilita. Mi pare, nel camminare tra San Marcello e la Gregoriana, dopo un sorso d’acqua preso (e grazie!) dal bottaio di marmo, di udire la sua voce triste in rimpianto di tempi, passati, e assai migliori. Non sono certo io un laudator temporis acti, alla maniera, diciamo così, di Marziale e Giovenale (i quali dimostrano che sempre gli uomini sono tali e quali a se stessi…), ma mi piacerebbe – questo sì, veder togliere dai Fori imperiali tutte quelle robe gialle della metropolitana che rendono tutt’altro che imperiale il bel viale dove, in ave Cesare, gli imperatori osservano, attoniti, il via vai dei turisti con bottiglietta d’acqua, stecco per il selfie, iseguiti dai venditori di ombrelli anche quando splende il sole…

Mi piacerebbe anche che il Colle Oppio tornasse ridente giardino e non accampamento urbano e stenditoio. In attesa, beata nel tramonto che prelude alla sera dell’incantamento, corro a preparare la cena per la famiglia mentre ripenso, tutta in me, a una chiesetta romita, arrampicata a mezza collina tra il Quirinale e la Piazza Venezia, una chiesetta dedicata al Carmelo e sconosciuta anche a certi professori della Gregoriana, dove la Madonnina è una bambola vestita d’argento e di stelle dove e Gesù bambino somiglia tutto quanto al mio Giovannino della Furga che è ancora mio, nonostante i tanti anni…

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