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venerdì 2 settembre 2016

Un dirndl per Wagner a Baireuth

bennibag con stoffa comperata a Monaco di Baviera, in un giorno di sole di speranza
Al Festspiele di Bayreuth si celebra, ogni santissima estate, l’apoteosi di Richard Wagner nelle opere sue, lunghissime, applaudite da un pubblico attento, infiammato da sacro fuoco, seduto, ognuno nella propria, in seggette che sembrano quelle degli asili di una volta, che sono pieghevoli e dure e scomode e vi si frigge dentro come nella conchiglia del dentista…
 Ogni anno, in quel bel teatro che sorride nel verde di un gran parco, c'è il Ring e Parsifal  e anche Tristano. Quest’anno, tra i tanti, c’ero anche io (per un intero Ring di circa 16 ore, sciolto in quattro serate) e, per l’ultima serata, “Il crepuscolo degli dei”, ho messo pure un bel dirndl per la gioia dei tanti americani (Sehr Shoen, mi dicevano, ridenti, fingendosi bavaresi, ma mica tanto visto l'accento a stelle e strisce…) che, nella vecchia Europa cercano ancora le radici che da loro sono state tagliate e via. E giravo, vestita alla bavarese (ma per me era tutto quanto friulano) tra le bellissime giapponesi in kimono fiorito, eleganti come ceri processionali..

Io, il dirndl, lo amo perché piccina ne avevo uno verde a fiorellini bianchi e un grembiuletto a fioretti rossi in campo bianco, che portavo a San Giuliano, nel mio Friuli giovinetto, quando giocavo, innocente, in santa semplicità,con i miei quattro giocarelli stenti: una carriola bianca e rossa, una bambola di coccio vestita di tulle rosa stropicciato e poi una bicicletta ereditata dai fratelli, (Bianchi, neanche a farlo apposta) e Wagner neppure sapevo che fosse esistito...

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