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domenica 4 settembre 2016

Il potere dell'acqua frizzante

Al Mater Dei, quando ancora Berta filava, si insegnavano il greco ed il latino con un metodo, diciamo così, gentiliano, legato con due nodi alla tradizione e io, ancora oggi, traduco con scioltezza da tutte e  due le lingue e ho anche dato lezioni ad Auri e ad altri che non nomino. 
A noialtre in basco e divisa, ci insegnava, con il pallino d’ovetto fresco per Orazio, la professoressa Cannovale che era piccola così, ridente, di pepe e sale, e con i capelli grigi e corti alla maschietta; il fare era brusco, ma l’amore che portava in cuore per quegli antichi nostri padri era di zucchero e miele e lo bevevamo, noialtre tutte, come da ogni poro della pelle, nutrendoci di loro per fotosintesi clorofilliana. A me (non ricordo percome) insegnò anche che, a Roma, esistevano tre tipi di poteri: imperium, auctoritas e potestas  e cercò, invano, allora, di farmi capire la differenza tra questo e quello e l’altro. Niente, non capivo, ma ora, per un caso che vado a raccontarvi, tutto mi è diventato chiaro e la Cannovale viva e vera è tornata a sbocciarmi dentro come un fiore d’autunno. Ero in un certo posto del Comune di Roma dove regalano un’acqua frizzantina e tanto buona che presto la voce si è sparsa e le file si sono fatte toste. Sicché io, con burbanza, ho cercato di mettere ordine tra furbetti (con molte bottiglie vuote) e furboni (con cisterne da riempire). Ognuno una bottiglia e poi, via, di nuovo in fila (ecco la potestas, cioè il potere di stoppare qualcosa ed anche l’auctoritas perché nulla li obbligava a ubbidire se non la voce mia). Tutti d’accordo, specialmente un signore davanti a me che aveva in caldo due bottiglie. Arrivato il suo turno, non ci crederete, ne riempie una e poi, subito dopo, anche l’altra. Vive proteste e lui spallucce. Sospiro: senza “imperium”, cioè il potere di punire, non c’è cosmo, ma solo caos. Come sapevano bene Augusto, la Cannovale e, vivaddio, ora  anche io…

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