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sabato 27 agosto 2016

Lo spirito della Germania

Le bennipik che parlano tedesco...
E ora che ho messo valigia rossa e trolley nell'armadio del piano di sopra, una domanda, un poco basita, me la pongo: ma, dico, dov'è mai finito lo spirito dei tedeschi, lo sturm un drang che studiavo a scuola, quella loro eroica ricerca di romantica perfezione e di rotonda pulizia che li faceva astri del cosmo? Dove, mi chiedo, dove... E rispondere non so so perché ho visto, tra Norimberga e Monaco e Baireuth, treni che si fermavano, che arrivavano in ritardo, e tassisti che bellamente lasciavano a piedi, sul marciapiede, a musetto bagnato, turisti che dalla Germania si aspettavano quello che mi aspettavo anche io. E cioè un poco di ordine. Niente affatto, a Monaco, ad esempio, a camminar giù per la Bayer strasse sembra di essere in Arabia saudita con tante donne, tutte nere, da capo a piedi, e due occhi di pepe a uscire da non so come si chiama, insomma il velo loro... E tutto un poco sordido e sporco, nel gran valzer dei mendicanti, come si scrivesse lì, su quella strada di folla,  un capitolo sano dei Miserabili di Hugo. E, intorno una babele di lingue, tutte - mi sembra - tranne il tedesco. Vabbè, è il bello della globalizzazione, mi dicono e io che mi sono comperata un dirindell per far da sentinella alla tradizione (e l'ho anche indossato, durante il "Crepuscolo degli Dei" di Wagner, nel rito del teatro suo e di Cosima...), alzo le braccia in segno di resa. con le radici in terra e le braccia al cielo, nella mani sante e venerabili di chi mi conduce nell'oro del mondo...

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