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martedì 7 giugno 2016

Pappagalli sulla Via Nazionale

Passo, muso a terra, in gamba festante sotto a Palazzo Kock che, per chi non lo sapesse, è la sede grande, bianca, di antipatico bugnato a petto in fuori della Bankitalia, e mentre saluto un conoscente (che sempre mi sorride) oh che gran fracasso dal condominio di pappagallini verdi che abitano le fronde delle grandi palme che si stiracchiano dietro la grata nera dell’entrata. Strepiti e fischi e un gran frastuono come se, lassù, in pandemonio si stian, per così dire, facendo i conti in famiglia e lavando i panni sporchi nella quotidianità. Fischi, sibili, strepiti, come usano fare questi pappagalli verdi che, in volo radente, a volte sfiorano i sanpietrini della Via Nazionale, incrociando i loro voli pazzi, brasiliani, nella Città Eterna che a loro si è abituata. E dire che, fino a pochi anni, fa questi uccelli esotici, di colore verde, con becchi rapaci e ricurvi, si vedevano nei film di pirati o, al massimo, in coppia e in gabbietta a casa della zia Dina…
 Ora no, i pappagalli si sono fatti da extracomunitari a romani e abitano nei parchi pubblici e privati della città. E si fanno il bagnetto alla fontanina di Villa Aldobrandini (dove li ho visti qualche giorno fa). Intanto mi sono fermata sotto la cupola di verde e ascolto quel vociare stridulo che fanno ai piani alti i pappagalli. Litigan, di certo, sulla stanza da abitare o forse sulle amministrative romane dove anche loro han da dir la loro sulla Raggi, sulla Meloni e su chi altro chissà. Litigano e io sorrido mentre mi passa accanto un tipo alto, segaligno, con il cuore nella ventiquattrore e, turandosi le orecchie, fa a voce alta: “Silenzio!”. E quelli, i pappagalli, non ci crederete, se ne sono rimasti zitti per una manciata di secondi per poi, increduli, ricominciar daccapo e peggio di prima e marameo.. 

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