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lunedì 9 maggio 2016

Raganelle a Cala dei Gigli

Sarà che devo tornare, dopodomani, a Cala dei Gigli per mettere i cerotti alla villa ferita, sarà che la memoria, in questo maggio luminoso immerso nel manto azzurro della Madonna, sembra temperarsi, accesa com’è dal viver quotidiano, sarà per questo o per altri motivi che sono sepolti nell’anima risvegliata e profonda mia, ma io – ora sono due giorni – mi perdo, quando silente (appena posso) vado in orazione, in un ricordo mio infantile, nel ricordo cioè di quando, illuminata dall’incanto e dalla sorpresa, trovavo nella vasca del bagno giallo (ora in rovina) le raganelle: ansanti, umide, piccole, radiose, erano un miracolo di vita che appariva ben chiaro a me e a mio fratello Marco. “Una raganella…”, la voce nostra sospesa nel tremito d’acqua e di vita che palpitava in gola a quegli animaletti color dell’erba, che amavano, così mi pareva, restarsene fermi come in preghiera, il cappottino verde bagnato, liscia la pelle e pulita…

 Gli occhi, ricordo, neri, fissi nei nostri, in attesa, occhi piccoli e saggi. Era un’epifania, un bagliore del cosmo, la semplicità della vita rotonda, divina, serena che ci catturava – a me e a Marco – lasciandoci storditi, incapaci di gesti e di parole. Le ho ritrovate, le raganelle, molti e molti anni più tardi, sempre in Sardegna, nel cortile buio, trapunto di stelle dell’Ostello San Priamo a Muravera. “Le raganelle!”, ho detto a mio marito, ma lui non le aveva viste, quelle altre, quelle mie, di Cala dei Gigli, di tanti anni fa, quelle piccole, verdi chimere, che tanto, mutole e ansanti, mi avevano insegnato al principio del mio lungo cammino…  

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