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martedì 5 aprile 2016

Merlo maschio

Ci sono dei giorni in cui, stracca del cemento e del traffico e di altro che tengo legato in cuore, me ne vado sola soletta in un giardino qui del centro di Roma che respira, nel suo verde piumato, proprio davanti al Quirinale, dove vive il nostro Presidente silente Sergio Mattarella. Lui, nei vasti saloni, lo immagino, con quegli occhi piccoli e celesti che ha; io nel mio bel verde ricamato di rose e pratoline. Siedo sempre nella medesima panchina che sta proprio sotto a un gran parapetto color ocra chiaro e me ne sto lì a meditare, come sono usa fare nel mio grato tempo libero. E a volte chiudo gli occhi e il vento mi accarezza come fosse la mano del Signore. Siedo, respiro, e la natura intorno pare che mi parli, nell’armonia mia ritrovata. Nell’aprire gli occhi, ecco una merla bigia avvicinarsi senza paura lì dove il mio piede quasi calpesta il prato. Saltellando mi si fa più accosta e par che mi saluti. Poi se ne va, da un saltarello all’altro, con quel suo cappottino invernale che non può cambiare in primavera. Subito dopo, nel suo nero pastrano, con il gran becco giallo, dipinto in vivo zafferano, arriva il merlo maschio e, come a farsi bello, arruffa le penne, diventando tutto rotondo, e poi, a becco in su, mi guarda in sfida come per capire se la sua pantomima mi ha garbato. Sì, sì, certo lo rassicuro e quello, via dietro la sua bella. Vengono poi in gruppo i piccioni violacei in cerca di becchime, ma io, distratta, guardo più in là, verso le panchine che sono nel cuore dell’area giochi, dove siede un gran signore con cappello a tesa nera, color ala di corvo. Parla concitato e spiega e le mani ruotano nell’aria facendo gran piroette. Parla e riparla e straparla con il vicino che italiano, visto il colore della pelle, certo non è. Parla il primo e l’altro solo annuisce cortese. Conclusa la conversazione a senso unico, il primo resta e il secondo se ne va, in sussiegoso saluto, proprio di chi non sa arrotolare le parole nella nostra cara lingua italica. E il primo, il signore in cappello, a muso bagnato, fa a una signora che gli siede accanto: “Oh perbacco, non capiva l’italiano…”
io, a Creta, con la mia prima amatissima bennibag



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