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domenica 13 marzo 2016

Processione al Rione Monti


Per la mia stella in Via Beccari...
Per le belle strade del Rione Monti, tra Via Panisperna, gli Zingari Via del Boschetto e i Serpenti, questa mattina, tra un canto e una preghiera, è passata - come sempre accade per la festa di San Giuseppe - la processione che porta il padre putativo di Gesù, in spalla ai falegnami del Rione, e il piccolo Gesù bambino  in mezzo alla gente e tra i turisti (molti) che non la finivano mai di riprendere e di fotografare. E c’era la banda e due sacerdoti e il crocifero, in capo alla fila, era il falegname mio che di nome fa Donato. E c’ero anch’io, dopo la messa, solenne, celebrata nella chiesina piccola di San Lorenzo in Fonte su Via Urbana che non è punto una chiesa, ma una casa ed era la casa del centurione che arrestò, ai tempi suoi, Lorenzo, tenendolo prigioniero lì dove oggi c’è la fonte sacra e che si convertì… Di chiese dedicate a Lorenzo, in giro per la Città eterna ce n’è un sacco e una sporta perché Lorenzo è stato grande santo e generoso, un San Francsco dei tempi suoi ancora Romani. Per il gioco del caso o forse no, proprio una settimana fa, ero a San Lorenzo in Lucina a votare un amico per la Federazione della stampa e mi sono fermata in orazione davanti ai resti in marmo del santo che lì è tumulato…

Ma andiamo avanti e siamo nel bel mezzo della processione. Immaginatevi il salmodiare sereno e il sentimento di carità che tutto pervade e immaginatevi adesso un cagnolino piccolo, rosso, al guinzaglio della padrona. Questo piccoletto qui, a caccia di zuffe, non si perdeva neppure un simile del pubblico. E a ogni sosta, trovava pane per i suoi denti e via a mostrar denti a latrare, ad abbaiare a matto. La padrona, a ogni ripresa, lo tirava e il guinzaglio faceva volar via la bestiola, a lasciandola a gola secca e senza soddisfazione, in un arruffio di pelo rosso. E quindi alla prossima fermata e alla prossima zuffa. Frementi le nari del cagnetto a caccia di nemici, mentre noialtri, tutti in preghiera… D’un tratto, nel rovinar delle zampette, il nostro fa quasi ingamberare una del gruppo e allora, tra le due donne, un gioco di sguardi al piombo e occhi di saetta e quasi volavano parole grosse, senza la benedizione del caro  (a me carissimo)San Giuseppe…

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