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martedì 29 marzo 2016

La trota d'oro


Vi regalo questa foto bella, bellissima scattata dall'amica di cui scrivo. Se volete ammirare (e davvero ammirare!) alte sue foto , ecco il link https://www.flickr.com/photos/106777383@N05/23838271056/in/dateposted-public/
Passato il Triduo pasquale, nella solenne messa in cena Domini e poi, al Sabato Santo, nella liturgia bizantina dell’Ora della madre a Santa Maria Maggiore, è già Pasqua e io, alle nove, col marito, alla messa della Madonna dei Monti, passa il pranzo di uova e grazie ed è già lunedì dell’angelo. Eccomi, dunque, stirata e tutta nuova, a Pasquetta, sotto un cielo che pare di cotone e livido e di malumore come un adolescente (il mio) col broncio del lunedì mattina.  Guardo in su e, nel bianco, c’è il sorriso mio che sempre mi conduce nel cuore saldo, guardo in su e poi all’orologio e, presto, presto, è ora di andare da un’amica che è amica oramai da dieci anni e che sempre, nel suo di sorriso, mi scalda il cuore. Presto, presto e sono già in piazzetta e poi, girato sugli Zingari, in Via dei Capocci e proprio in fondo lì dove la via quasi esplode sulla via Panisperna. C’è, per me, un tè dolce e tanti biscottini in forma di coroncina di fiori che fanno il girotondo tra le nostre, tante, parole. Tra noi, viene e va, come una molla, il figlioletto suo di otto anni che ha due occhi svelti di nocciola e la lingua sciolta e a me è tanto, tanto caro. E parliamo di questo e di quello e delle solite cose nostre che guardano al Monte Carmelo e al sacro fiume che tutti ci percorre. E proprio mentre me ne sto andando, mentre le mie parole a ruscello sono andate qui e lì, per le stanze mi racconta che un giorno parlava al telefono con non so chi e diceva, con il tale non so chi, cose – diciamo così – private e il non so chi si preoccupava: “Ma scusa, non c’è il tuo bambino piccolo, non sente?”. Lei tranquilla: “No, no gioca in camera sua, non ascolta”. Sì, una parola. Quando il non so chi, sfuggendogli il nome le chiese come si chiamava il ristorante tal dei tali e lei, tra sé, si girò sulla lingua il nome della piazza dove affacciava, si udì, proveniente dalla camera, la vocina del piccolo gridare: “Mamma, “La Trota d’oro!”. Già, la trota d'oro.

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