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martedì 1 marzo 2016

Di Eco e del mio medioevo

Una bennibag marsolina, color tabacco, con i manici fioriti. Presto le bennibags saranno in vendita nel negozio di artigianato Urbana 146. a Roma, in Vi Urbana 146, appunto.
Come scriveva Tacito, eccomi a scrivere “sine ira et studio” e ben consapevole che “de mortuis nihil nisi bene”, di Umberto Eco, morto ora è circa una settimana. Dei libri suoi, lo ammetto, ho letto soltanto “Il nome della rosa” e all’epoca mi piacque e lo trovai, a modo suo, divertente. Ma oggi, ripensandoci dopo il lungo viaggio tra terra e cielo che ho fatto in danza e in grazia, nell’abbraccio dell’eterno, ho mutato parere e anima, perché, in quel libro, lo scrittore ha, per così dire, congelato il luogo comune sul medioevo, bollato come periodo buio e di violenza e di superstizione. E non a caso il francescano del romanzo applica alle cose i metodi del secolo dei lumi che doveva arrivare secoli dopo, ed è lui solo – così sembra -  un vero eroe, illuminista illuminato buttato nel caos buio del convento… Eh già, semplice semplice, come la dottrina buonista raccontata giorno e notte alla televisione e in cui tutti i laici di oggi si riconoscono, nel loro disperato arcobaleno… Eppure… eppure il medioevo, sublime altezza della cristianità, dove il cappello di tutto era la Trinità, ha regalato al mondo i più grandi tra i santi, come Benedetto e Domenico e Francesco, e sante mistiche come Santa Caterina e scrittori come Dante e Petrarca e Boccaccio, gente che, a petto di Eco, sono come laghi messi a confronto con una piscina olimpionica. E che dire dei pittori? Di Giotto, Pietro Cavallini e di tutti gli anonimi che hanno affrescato le chiese romaniche? E che cosa degli artisti che hanno decorato con maioliche pennellate verdi, turchesi, di giacinto, le torri campanarie delle cattedrali, come quella di San Silvestro in Capite, a Roma, sulla quale mi sono affacciata per vent’anni di Gazzettino?Per tacere dei mosaici del Cristo Pantocrator che si trovano a San Marco (a Roma), a Santa Prassede, a San Clemente… e che paiono specchiarsi nella meraviglia del cosmo dei loro pavimenti cosmateschi.
E proprio ieri a Santa Pudenziana, sotto il cielo d’oro medioevale della cappella di San Zenone, c’erano con me due ragazze, credo, americane, che mi hanno domandato se fosse stata fatta nel Rinascimento. E quando ho spiegato loro che tutto quel fulgore e quella meraviglia veniva dal buio medioevo, l’oro acceso del loro sorriso si è specchiato nelle tessere dorate  del capolavoro medievale ed è volato in paradiso…

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