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sabato 13 febbraio 2016

Il ponte di Santa Caterina

Mi capita sovente, in questo febbraio di purificazione, di andarmene in giro a fare commissioni  tanto noiose quanto lo è, sempre, la burocrazia, e tanto necessarie in questo mondo a piedi in su quanto lo è l’ossigeno alla vita. Sicché parto al mattino presto, appena sistemata la famiglia ognuno al posto proprio nell’ordine del cosmo ritrovato, e via, nella gamba svelta, di qui e di lì, dove mi conducono le carte e il dovere. A volte, a ritirare una raccomandata, all’ufficio postale di Largo Brancaccio, altre volte alla Torretta, in Campo Marzio, all’Ordine dei giornalisti, a tentar di far valere crediti di lavori miei che contino punti per i corsi di formazione, inventati  da Mario Monti, secondo, me soltanto come tormento dei professionisti che devono imparare a fare le somme e ascoltare per ore e ore, nello sbadiglio, cose che servono nel quotidiano come un paracadute al Polo Nord… Va bene, bisogna “formarsi” e dimostrarlo con i voti, come a scuola. E tornar ragazzi  e scolaretti, anche con i capelli bianchi e con trent’anni di professione sulle spalle, come se la coscienza di ciascuno non fosse sufficiente a studiare il necessario per fare il proprio mestiere…

Ma, vabbè, così hanno voluto e così si deve fare nella spietata messinscena della burocrazia, così io, per respirare nella vera vita (che amo e che mi è necessaria, quella sì…), tra un dovere e l’altro, mi siedo in una panchina, magari al Colle Oppio oppure ai Giardini di Sant’Andrea (che sporchi piangono nel degrado) e lì seduta, fatta albero, sto, tutta quanta nel pensiero mio che non è più mio, sul ponte di Santa Caterina…

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