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lunedì 8 febbraio 2016

Il mistero della vita

Dopo aver scritto per ventidue anni di politica (e sempre le stesse cose, con aggettivi e verbi diversi, tentando di render fresco e vivo ciò che sembra in eterna carta da macero...), pur cresciuta a pane e letteratura, non mi occupo punto perché, detto in due parole, sento una gran noia del latinorum loro che somiglia - mamma mia quanto! – alle pappardelle solenni che dovevo scrivere io in gabbie standard da trenta, quarantacinque o sessanta righe per un caporedattore che era coraggioso come un gianconiglio. Tutto mi pareva squagliato in una marmellata senza sugo, lo zucchero impastava lingua e palato e nulla mai cambiava, nonostante Tangentopoli (che ho vissuto con disgusto) e poi l’ascesa dei vari salvatori della patria che di salvatori avevano poco e anche di patriottico. Tant’è, oggi però voglio dire la mia sul gran parlare che si fa del Cirinnà. E dico, semplice, semplice, che un bambino ha bisogno della sua mamma, che senza il seno caldo e protettivo che lo ha messo al mondo gli si prepara una dura, dura vita, già da subito, senza neppure attenere il domani. E per chiarire il concetto, passando dalle castagne al cielo, vi voglio mostrare (e scrivo oggi sotto un cielo di ragnatela e musone come il gigante egoista…) l’affresco che Giovanni Santi, padre di Raffaello, dipinse a casa sua, a Urbino e che riproduco qui sopra per gioia di delizia pura. E io non so se è la Madonna oppure no col Sacro Bambino. E non mi importa. Ma nella dolcezza dell'abbandono che corre tra la madre e i suo bambino, con lei che legge mentre lui, sicuro dorme a lei in braccio, pur senza anche pannolini, c’è tutto il mistero della vita, l’eterno, incantato, profondo mistero che lega per sempre due creature e l'uomo, il padre, che le ha dipinte… 

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