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sabato 2 gennaio 2016

Un anno di zucchero e miele


Nel cielo di lucore opalescente, tra le gocce di pioggia che salvano  dalle polveri la mia bella, bellissima Roma (nonostante il degrado che la morde, io dolente), eccoci già al due di gennaio di questo nuovo anno appena cominciato e lindo e pinto come lo sono tutte le creature appena uscite dall’ovo sacro che tutti ci conduce, dicevo, auguro a tutti quelli che mi seguono, magari un giorno sì e poi mai più e chissà, un lungo anno di zucchero e miele, pieno di quelle gioie che sono, per chi ha orecchie per intendere, l’altra faccia della croce.  Auguro l’armonia interiore che è canto del creato, tutto in ringraziamento perenne, per la verità che mai muore e che ci dona la speranza viva, nonostante le tante trame di menzogna che tutto rimescolano, mettendo il mondo a gambe all’aria. Auguro di ritrovar la strada del cosmo, uscendo dal caos che domina il mondo. Auguro tutto questo e molto altro ancora, ad esempio di mangiare, come è capitato a me per pura sorte, il culatello odoroso di nebbie ferraresi e una delizia di salmone, massaggiato col miele della Russia.
E visto che ci sono, mentre cucio le mie bennibags (ho comperato nuova stoffa), vi regalo un pensiero che ho cucinato fresco fresco e che riguarda, da lontano, le mie borsette, cucite nel gusto antico dello chic che è, secondo me, un rimaneggiamento in volgare d’oc, del “quid” dei romani. Il quid che è indicibile vita e armonia segreta e silente, invisibile cosmo; come a dire che anche nel buongusto della persona, tutta nel suo essere e persino nel vestire, splende la personale meraviglia che è il cosmo interiore, dove riposa l’anima di ognuno, pur inconsapevole, l'anima come ricongiunta, per divina grazia, nell’armonia  di fuoco del piano di sopra. Buon anno!

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