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venerdì 22 gennaio 2016

Strinarte e le imposte medievali

Una bennibag invernale in lana cotta e fiori, presto le bennibags saranno in un negozietto monticiano...
Al mercoledì sera, dopo le nove, c’è un programma su Rai5 che mio marito e io non perdiamo mai (anche se a volte certe versioni di greco, lasciate in un canto fino al ciglio del burrone, ci tengono svegli fino a notte fonda…) e che vi consiglio caldamente di guardare perché si impara non tanto l’arte, ma a capir che essa, nutrita di bellezza (che è natura stessa dell’Italia, nonostante il degrado degli ultimi anni) è pane quotidiano all’anima e quindi anche al corpo che è la sua bella armatura. Il programma s’intitola “Strinarte” ed è condotto dal professor Strinati che ha i denti storti, sì, sì, ma a parte quelli, per me, è bello come un re Sole quando riesce a farmi entrar in quadri e affreschi, nelle pennellate sue di gusto e di divertimento, condite dalla sana umiltà dei professori veri che sanno imparare qualcosa da tutti, da un tassista, dal fruttivendolo e dal primo can barbone che passa…

Lo scorso mercoledì, mi è toccato sentire in programma (che pure raccontava di Massaccio e Masolino, che amo) a voce ribassata perché qualcuno in casa doveva fare una certa versione di Plutarco e noi, in unisono con lui. Sicché aspetto con ansia la replica – poiché stanno mostrando di nuovo Divini devoti, credo che accadrà… - per rivedermelo tutto quanto in santapace e tirar qualche sommetta dei due grandi fiorentini che si chiamavano tutti e due Tommaso, ma uno nel peggiorativo e l’altro nel vezzeggiativo. E mentre ero lì e sentivo e non sentivo, una cosa l’ho sentita e l’ho capita e ve la voglio regalare perché al mattino quando apro le imposte mie sui Monti mi sono sempre chiesta perché si chiaman proprio imposte. Ed Enrico Cisnetto, che è fior d’economista, come se conoscesse la mia domanda, mi ha risposto. Per ogni finestra, nel Medio Evo, si doveva pagare una gabella. Dunque, un’imposta…. 

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