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giovedì 7 gennaio 2016

Roma città degli angeli

Ho cucito questa bennibag fiori d'arancio, con una lana cotta comperata nelle piazze di Padova.

Seppur desolata nell’abbandono e nell’incuria che è palese a tutti dalle Svalbard a Zanzibar, Roma, per me, è e resta la città più bella del mondo, proprio caput mundi, ed è anche, se non lo sapete, la città degli angeli che la abitano, in chiese e affreschi e monumenti, nelle loro ali leggere, nonostante gli sguardi distratti e un poco tristi dei romani che, accusati di essere causa loro stessi del degrado, lo vivono, subendolo,  nello sgomento. Gli angeli  e gli arcangeli di Roma, sono tutti nel mio cuore. A cominciar dall’arcangelo Michele che, in vetta alla Mole Adriana (era la tomba dell’imperatore grande dell’animula, vagula blandula, hospes comesque corporis…) rinfodera la spada poiché nella Roma sua di quei tempi la peste era finita e lui non doveva più combatterla con la spada sua del bene. E l’arcangelo Michele, che mi è tanto, tanto caro, lo ritrovo in una chiesetta romita, dedicata alla Vergine del Carmelo, che se ne sta, come in bilico tra valle e monte, accucciata nella discesa che porta a Piazza Venezia; è tanto piccina e carina, questa chiesetta, che quando lì mi rifugio mi pare di tornare bambina, e di starmene in orazione in una casa di bambola. Ci vado e ci andrò, appunto, perché lì trovo il mio Michele, bello come un eroe greco e di tanto aiuto. I suoi due fratelli, Gabriele e Raffaele, li trovo, invece, a Sant’Andrea della Valle, nella cappella a loro dedicata. Poi, belli ed eleganti come modelli francesi, mi fermo alla Minerva ad ammirare gli angeli di Filippino Lippi nella cappella Carafa. Ispirata dal vestito di cielo e di sangue di uno degli angeli ho tagliato, cucito e venduto una bennibag…

Mi fermo qui, e tiro il fiato per la lunga passeggiata immaginaria, per mano all’angelica compagnia che sempre mi accompagna e mentre metto via le stautine del mio piccolo presepe, mi accorgo che il mio alberello di Natale (un poco stento) è tutto popolato di angioletti. Uno, ritagliato nel cartone, lo ha fatto il mio bambino (che ora è ragazzo) e mi pare, sghembo e stonato com’è, bello come quelli di Raffaello in Vaticano…

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