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giovedì 14 gennaio 2016

L'innocentino sull'85

Le due mini bennibags, quella in alto è mia, quella di sotto per Manu...
C’era un bel sole dorato e radente, in un cielo azzurro di lacca cinese, ieri pomeriggio, quando, alle due e mezzo circa mi sono vestita, in gonna e paltò, per andare a fare certe commissioni mie che terrò ben legate strette nell’agenda del mio dovere. C’era un bel sole e mi sorrideva tutt’intorno il mondo, quando, giunta al portone… apro la porta e, oddio e ora come passo, mi dico, nel vedere due zingari che fan barriera all’uscita mia, fumandosi la sigaretta del dopopranzo. Non si spostano, mica, i due, in gran comodità, tranquilli come lemuri del Madagascar e io prigioniera a casa mia aspetto e spero, finché uno dei due si sposta appena e io zigzagando con ginocchio e piede, riesco a filar via, sentendomi sul collo la parolaccia loro… Vabbè, mi dico, andiamo ai Fori a prendere l’85 e poco male. L’autobus arriva presto e io tutta contenta perché mi sono portata un libro e non vedo l’ora di starmene in disparte, con i casi miei. Salgo e, mi chiamano per nome. Mi giro. C’è la parente di una conoscente. Oh che piacere vedermi e come sto e che cosa faccio e dove abito? Saluto, sorrido, e cerco di sfilar via, ma si capisce che è tutto vano e che devo restare a fare le quattro chiacchiere al caffè. Demitto auricolas. Chiacchiero, evvia, so farlo. Chiacchiero con il terzo occhio, vivo, al libro mio nella mia piccola bennibag....

Fatto ciò che devo fare, convinta che le avventure mie si sono concluse nell’odissea del primo pomeriggio, Macché. Sì, una parola. Seduta nel posto a quattro dell’85, davanti a me si siede un tipo sulla sessantina con berretto a becco di papera che prende a stringere le mie ginocchia tra le sue. Mi scusi, dico. E subito dopo il tipo si alza. E meno male. Mi alzo anche io, giunta al Colosseo, e chi ti vedo? Proprio lui, ancora sul bus. Afferro la maniglia per non finir per terra e zacchete vedo la mano sua coprir la mia che sfilo a razzo, l’autobus inchioda alla fermata e io quasi per terra. E lui, l’innocentino, mi fa: “Si è fatta male, signorina?”   

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