Pagine

domenica 20 dicembre 2015

Parrucchiere per vecchie signore



Ieri mattina, a causa delle burocrazie che vengono da Bruxelles, io mi sono ritrovata a bordo della mia Cinquecento bianca in direzione Rieti per risolvere una delle noie quotidiane alle quali, nostro malgrado, siamo tutti sottoposti. E anche io. Sicché, eccomi, lungo la Salaria, nella nebbia che avvolge l’umidore della campagna. Mi rallegra vedere le colline e gli alberi che portano vestiti gialli e color arancio e d’oro e tanto eleganti che vorrei, diciamo così, copiare e incollare nelle mie bennibags. I pensieri miei filano via nell’armonia che mi circonda e tutta immersa in loro, ascolto il mio adorato Bellini, nell’pera “I puritani” che, se non conoscete, vi consiglio vivamente di ascoltare. Mentre sono lì al volante, mi pare come di sentire una vocina bianca, come la carrozzeria della mia piccola Fiat compatta e solida come sono le automobili, come la mia, che io chiamo le vecchie signore. Mi dice che il tettuccio è grigio di sporco e che gli storni (che infestano, nei loro neri gomitoli volanti, i cieli di Roma) han fatto i loro bisogni fin sul vetro del davanti e anche lungo gli sportelli di destra e di manca e sul lunotto e fin dove hanno potuto, senza ritegno. Ascolto la lamentela e dico sì, al ritorno, dopo l’appuntamento che ho nel borgo mio dell’anima e del cuore, ti porterò – è una promessa – in un bel parrucchiere per utilitarie. Detto fatto, eccomi sulla via del ritorno, a un passo da Monterotondo, in un certo lavamacchine dove a guardare i tanti lavoranti, tutti colorati, mi pare di vedere l’apprendista stregone del film Fantasia di Walt Disney. Chi gratta, chi passa il sapone, chi lucida, chi sgrassa, chi passa l’aspirapolvere. Ecco, la mia Cinquecento dal parrucchiere. Felice, alla fine del trattamento, lei pare sorridermi nel bianco polare che non le conoscevo. Dico a un lavorante: “Mi può scattare una fotografia?”. Ride, lui e un signore attempato, un cliente, mi loda l’automobile che mia madre tanto schifa. Saluto, e nella mia Cinquecento di neve e panna, termino il viaggio, Eccomi a casa. Parcheggio e alzo lo sguardo: nel cielo il vorticare pazzo degli storni. Pazienza, mi dico, le vecchie signore, dal parrucchiere, vanno una volta a settimana… Buon Natale a tutti, nel mistero del Divino Bambino che nasce e che vive, Ester  

Nessun commento:

Posta un commento