Pagine

venerdì 6 novembre 2015

Di Marigold, di sonno e d'altro ancora

Cuscini miei...

Quando scende la sera, più o meno verso le nove,  dopo aver messo a tavola i miei e sistemato la cucina, io sento, per davvero, che gli occhi si fan pesanti e offuscato il vedere e le palpebre cascan giù come quinte di teatro alla fine dello spettacolo e allora so, come lo sanno i cani e i gatti che ancora vivono nel paradiso terrestre, che il sonno, gran signore dell’umanità e di tutte le creature, mi chiama al suo talamo nuziale. Senza voltare uno sguardo alla televisione accesa che, in tentazione perenne, mostra i suoi fischi e i suoi richiami, mi ritiro nel io silenzio, a stare un poco – prima di dormire – con chi so io, che è la fonte viva di acqua sorgiva,  dove beve, in serenità, la mia anima liberata. Mi fermo un poco a conversare, in gioia e canto, mentre accorre anche Elisabetta e così passo in rassegna, nel buio  stellato che m’abbraccia, la giornata per esaminare i chiaroscuri e quel che mi è successo e come ho risposto alle tante e troppe sollecitazioni. Serena, poi, mi allungo sul letto e dormo al tocco, in celestiale paradiso.  Come ritornata bambina. E ricordo, ricordo che ero in Via Beccari e ancora fresca nell’argentato mio domani, e correvo a letto per leggere qualche pagina di libro e poi lasciarmi dormire. Leggevo, ricordo, “Marigold”, di Lucy Maud Montgomery, che è una scrittrice canadese (che ho riscoperto nei racconti poco fa) e nelle tante storie sue (ché Marigold è proprio lei, la Lucy piccolina) della “Nuvoletta tra gli alberi”, mi perdevo e mi riconoscevo. Da lì, da quel nido primigenio di storie e di memoria, è nato in me – lo so, lo so - l’amore per le parole che ancora adesso, dopo il lungo viaggio nel mondo invisibile, mi accompagna, in serenità, nel mio girovagar nel mondo con mani e piedi e occhi e orecchie e tascapane.
Piccola bennibag in danza di Medusa...

Nessun commento:

Posta un commento