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domenica 4 ottobre 2015

OCCHI AZZURRI OCCHI DI NOCCIOLA




                    
Marco, infante, era di quei putti biondi e riccioluti che ogni mamma si sogna di portare in grembo. Bello come un piccolo Gesù bambino, era anche buono. Buono come lo sono tutti quelli che, benedetti da una grazia di semplicità, nascono nel loro paradiso portabile e sanno ritagliarsi un posticino nel mondo, pieno di incanti tutti loro (per Marco, i soldatini) senza seguire le mode, le vanterie, le piccinerie della vita quotidiana che lasciano nei più, travolti dalla brama, le cicatrici dell’infelicità. Era così, Marco, uno che, quando andavamo ancora alle Rocchette o a Castiglion della Pescaia (ché Cala Girgolu era ancora tutta quanta nel sogno rotondo di mio padre) se ne scendeva sulla spiaggia, ordinato, tutti i santi giorni,  al mattino fresco, nel bel sole d’oro appena sveglio, per mano alla sua Enrica, che era nera di capelli e di carnagione e anche zoppa e camminava, per mano al suo puttino, portandosi dietro quella sua gamba malata, come se strusciasse nel malcontento, lavandolo via nell’angelica compagnia del bimbo suo ritrovato. Marco, sottobraccio, aveva una valigina piena di soldati che sistemava di tra la rena, in attesa di una guerra che non arrivava mai…
Era anche l’unico, tra noi cinque, che avesse gli occhi azzurri, ripresi dal papà. Ché noialtri quattro avevamo invece l'iride, tutti quanti, color nocciola, nel biondo screziato dei capelli. Ragazzo, Marco aveva due passioni: ancora i soldatini e poi la vela. E ora che vive dall’altra parte dell’Oceano - a me lontano, in un mondo che lo fa parlar nella lingua di Pessoa– mi pare a volte, di vedermelo davanti veleggiare nell’Hobie Cat nostro color giallo banana, nell’agitato ponente della baia di Cala Girgolu. Nel vento, suo alleato, la forza di tutto l'esercito dei suoi soldatini, le onde ricamate di spuma e azzurre, gonfie di vita, e lui, negli occhi azzurri, nell’armonia della semplicità che è anche mia…

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