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venerdì 23 ottobre 2015

Cala Girgolu dell'anima mia

Mi capita, di maggio, quando la Sardegna somiglia un poco all'Irlanda, verde nelle sfumature tante che sorprendono l'anima e fanno sobbalzare di bellezza il cuore, mi capita - dicevo - di imbarcarmi con la mia macchinetta bianca e di partirmene sola soletta per andare a Cala dei Gigli per motivi che tengo legati stretti in un fagottello di biscotti e d'amore, allora, nel mio sbarco mattutino, come rinata nel sonno dell'Eden mio profondo, ecco il profumo di Sardegna: salso e mirto in matrimonio perenne, nell'alito del vento che viene dalle montagne azzurre, laggiù, e che mi ricorda, in magia, le mie estati bambine, quando eravamo ancora, in malinconia di naufragio, famiglia.  Guido, nel deserto dell'orientale che non somiglia punto a quella estiva, nel via vai della benzina, e tengo il finestrino arrotolato, per non perdermi la benedizione isolana che mi accarezza spirito e capelli. Sono felice. La casa mi accoglie con un sorriso antico e sulla spiaggia, leccata dalle onde, mi par di distinguere la danza delle ninfe, nelle loro coroncine di rosa, leggere come nel balzo della protostoria. Io, lassù, in privilegio supremo di grazia. Tornata, come riavvolgendo un nastro rosso, alla notte piccina in cui le stelle, lassù, mi chiamarono in coro...
E' mattina, la mattina dopo. Mi sveglio. La baia bianca, silente, solenne avvolta in un manto fitto di zucchero filato. Io, nel tutto, leggera, mi par di volare. Tavolara, regina,  immaginata laggiù, tra le onde, nella sua grazia azzurra. E mentre la nebbia mattutina si dirada, mostrando i contorni del mondo che mi torna ad avvolgere in manto di colori, sento la voce della quotidianità. Corro ad aprire...

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