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martedì 4 agosto 2015

Luce di Cala Girgolu

Quando, su Cala Girgolu, soffia la tramontana, il mare si colora di un azzurrato pastello e le onde increspate, ricamate di spuma, si rincorrono allegre fino a leccar la battigia e gli scogli che segnano il confine tra l’acqua della spiaggia e quella in corsa che entra, gorgogliando, ed esce, potente, in un litigar di mulinelli, nella stretta gola che porta al laghetto salato. Io, è su quegli scogli che siedo, di solito, a osservar le sfumature e le tinte del mare che mi ricordano le marine del pittore Piero Guccione (che amo). Io, come lui, rapita dall’onde, nel variegato variopinto dell’acque, me ne sto nel mio canto di spirito e d’anima, mentre tutt’attorno vive e respira la vita di spiaggia. C’è una madre che sgrida il figlioletto capriccioso, un padre, sudato, con secchiello e cappello, a caccia di granchi, c’è chi legge e chi fuma e chi chiacchiera sotto i colorati ombrelloni. La vita da spiaggia è così, lo san tutti, e io pure. Fatta di un macramé di parole che sanno di sale e di sole. Per questo, un poco, me ne tengo lontana. In disparte, la osservo dal basso del mio paradiso di fiamma accesa…

E tutti mi par di conoscere e di abbracciare, pur lontana, laggiù tra gli scogli. Al mattino presto, col sole ancora basso sull’orizzonte e il mare uno specchio d’argento, qualche giorno fa, me ne stavo dunque, sentinella, al mio posto, quando, d’un tratto, come un’apparizione vedo una mamma e la sua bimba, lontane, sulla riva. La bambina, in costumino rosso intero, percorre la battigia, facendo ruote, una ruota via l’altra, in un rotondo di sogno. Io, come lei, anni e anni orsono, nei miei verdi anni, e tutto di nuovo, daccapo, nel silenzio che amo. Respirano le onde, il tempo a ritroso, e il futuro, uguale sempre al passato, risorge nell’anima che mai muore

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