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lunedì 8 giugno 2015

Fratelli d'Italia

bennibag d'arancia e fiori
Ci sono dei giorni, e questo è uno di quelli, in cui la fiamma mia soave, nel mio silenzio rotondo ricco di preghiera, mi fa veder vivi e veri e lucidi come se fossero stati spolverati da stracci di seta, tutto quel che altri, sembra, vedono poco o forse non vedono punto o forse, meglio ancora fingono di non vedere per ragioni arcane che capire non so. E sono stanca, lo dico e non lo scrivo, di tirar su bottiglie per le strade belle e oramai ridotte a letamai della mia Roma che amo. E di protestare con i vigili o allo 060606 perché nel tale posto – nella fattispecie, davanti al cimitero del Verano - bivaccano frotte di persone che non fan nulla da mane a sera, persone, che prese una per una, di sicuro sono bravissime, ma che in quel numero molesto forse stavan meglio a casa loro… Non è questione, lo scrivo a Pisapia, di leggere il Vangelo (che leggo e rileggo e ascolto a messa ogni domenica e anche di più) perché Gesù diceva “alzati e cammina”, mica insegnava a stare a ricasco di chi capita a naso…

Ma oggi è contro “Azzurro” di Adriano Celentano che sento un groppo nella strozza e la voglia di dire al nostro Matteo Renzi:_“Svegliati. Che cosa ridi? Non vedi che t’hanno messo una canzonetta al posto dell’inno nostro del giovane Maneli? Non vedi che umiliano la tua Patria? Lo sai che il Mameli è morto, patriota, a poco più di vent’anni? Ma un poco di dignità non potevi mettertela in tasca al posto dell’e-phone?”. Questo mi vien su da dire, con quel tanto di rabbia che mi piace stemperare in acquerello, perché – lo so  - le parole sono vane e figuriamoci questo piccolo blog che sembra un trenino arrampicato sulle Alpi, col fiato corto, in grazia del Signore. E mentre respiro l’azzurro che è in me tutt’intorno, invito Renzi a canticchiar tra sé, come faccio io a volte, Fratelli d’Italia, per cantar l’inno nostro bello anche alla Merkel in caso di bisogno…

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