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giovedì 19 marzo 2015

Nella semplicità rotonda

Quando sono nella mia verde Sabina, nella carezza delle colline che si rincorrono come pigri cavalloni, ho un mucchio di lavoro che mi aspetta. I bocchettoni del terrazzo sono da ripulire dalle foglie e c'è la casa da spazzare nei suoi tre piani arrotolati verso il paradiso, i letti sono da riassettare e tutti i gatti miei, piccoli e grandi, mi guardan dalla madia carichi di polvere, come nella speranza di un bel bagno con la spuma...
C'è da fare questo e quello e poi da riposare seduta sul terrazzo dove, in quiete, ritrovo le parole che so e che mi hanno insegnato e, nel silenzio del mio raccoglimento, via, lungo la mia strada d'oro. Verso le cinque, quando il sole scolora all'orizzonte e i gatti del paese si arrotolano tra loro in cerca di tepore per passare la notte al caldo, esco alla campagna, con il mio bel borsone nero in simil pelle. Esco, sì, come facevano le donne fino a poco tempo fa, a raccogliere la legna per fare il fuoco. In cerca di ramoscelli, eccomi giù per la discesona che porta alla valle del Farfa e nell'incanto verde e silente che mi abbraccia: di lì il sorriso di sole delle primule, di là, il carminio delle violette in fiore, sul ciglio della strada, i celesti nontiscordardime. E tutti quei fiori, in volo pazzo le rondini, paion darmi il benvenuto mentre mi par di camminare in una protostoria mia soltanto. Respira il cuore e l'anima s'innalza mentre, nella semplicità rotonda,  creatura tra creature, io mi preparo a tornar su, a preparar la cena e ad andare a letto

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