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giovedì 5 marzo 2015

Matisse può attendere

Ho cucito tante bennibag bianche, sorelle tutte quante del mese di febbraio appena concluso, mese bianco di februa cioè di purificazione...
A veder la mostra di Matisse alle Scuderie del Quirinale non andrò di certo. Roma è in sé una meravigliosa mostra a cielo aperto e, spiace dirlo, sine ira et studio come scriveva il grande Tacito, ma Matisse, con tutti i suoi colori e questo e quel gran parlare dei curatori della mostra, è un nanerottolo, una cosa piccola  al confronto, mettiamo, di quanti sono considerati, e per me ingiustamente, minori, di scuola, della gran pittura italiana di tutti i tempi. E figuriamoci al paragone dei grandi… Io, alla mostra non andrò, come non sono andata a quella di Frida Kahlo, perché mi basta entrare in una chiesa romana a caso per trovare la bellezza tutta quanta rotonda del bel disegno, del colore, dell’arte che mai passa di moda. Entrando, per dire, a San Marcello, so che posso fermarmi ad ammirare il San Paolo caduto da cavallo dei fratelli Zuccari che (come ho già scritto) è per me mille volte più bello e allegro e grande del fratello caravaggesco che si trova a Santa Maria del Popolo, la chiesa “occupata” dai no global quando doveva venir Salvini a Roma. Roba che gli angeli di Raffaello e la Madonna del Carracci devono aver pianto dallo sconforto, in un frullo d’ali divine, nel constatar che si può esser tanto antidemocratici pur sostenendo il contrario…

Ma vabbè. Continuiamo nella caccia alla meraviglia romana. Ed eccoci a San Luigi dei Francesi dove, come si sa, c’è il gran Caravaggio con la chiamata di Matteo. Sì, ma entrando a destra, per chi come me ama Domenichino, ecco le storie di Santa Cecilia: garbate, eleganti, uno splendor di stelle in firmamento. Potrei continuare così, di chiesa in chiesa, se non fosse che qualche giorno fa, alla presentazione di un libro “Il corridoio di Sant’Ignazio”(edizioni Artemide), scritto dalla professoressa Lydia Salviiucci Insolera, in una piccola libreria (tutta tappezzata di libri e mio marito in brodo di giuggiole) in via dei Sediari, scopro che, senza entrare in chiesa, si possono ammirare meraviglie. In un sussurro, vi invito a entrar – e senza spender euri - nella porticina che sta sulla destra del portone del Gesù, dove vi attende, oh meraviglia, il gran corridoio affrescato da Andrea Pozzo, in un crescendo di anamorfosi tutte mistiche, da guardar con gli occhi del cielo. E in fondo in fondo al corridoio spirituale, una sorpresa, una sorpresa grande, nell’umiltà del piccolissimo.  Una sorpresa che non vi svelo. E ora sapete perché la mostra di Matisse, con rispetto parlando, può attendere… 

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