Pagine

mercoledì 11 febbraio 2015

Madeleine a Santa Maria Maggiore

Nel trascolorare del cammino mio che avanza, ora (anzi, or sono pochi, pochissimi giorni) senza una guida sicura, eppure felice con me stessa e con gli altri, nel consumarsi sereno della passione  dell’ogni giorno, mi sono recata stamane a Santa Maria Maggiore. Lì dove cadde la neve al cinque d’agosto, mi piace, alle dieci del mattino, nel freddo del sole che indugia all’orizzonte, coi suoi raggi radenti sul mondo, assistere alla messa nella bella cappella della Madonna della Salus Populi Romani. Sarà perché si è tanti e tanti in orazione, sarà perché il celebrante ha voce e anima, sarà perché a udirlo a orecchie accese, ti par facile costruir, nell’umiltà, la casa sulla salda roccia; sarà per tutte queste ragioni in fascio, che mi trovo, spesso e volentieri, in quel sacro luogo e tutta quanta in me, nel mondo che tutt’intorno mi abbraccia.

Oggi, come sempre, dunque, e me ne andavo via, a messa conclusa, e sono proprio sulla porta, quando si spalancano i battenti ed ecco entrar tante ragazzine, e tutte con il basco in testa e con le scarpe grosse e gonna blu e calzettoni e tutte quante al seguito di religiose domenicane (le domenicane di Sanjoux, come scopro ora, scorrendo per caso un sito internet...) in abito solenne, con il soggolo ben fermo sotto il mento e il velo stretto intorno al viso, tutte belle e giovani e in nero e bianco. Osservo quell’allegria composta che mi parla, nell’ordinata sua primavera, di un altro tempo, di quando, nella primavera mia, stirata nella divisa dell’Istituto Mater Dei, vedevo un altro mondo, un mondo con i piedi ben piantati sulla terra e il capo in cielo. Un mondo che ho ritrovato, nel bel dono, questa mattina, proprio qui a Santa Maria Maggiore, in quella nuvola di giovinezza in uniforme, col basco in capo, un basco parlante che grida al mondo "veritas": loro, tante, deliziose Madeleine ritrovate, venute fin qui – e sorrido – per me, proprio da Parigi…

Nessun commento:

Posta un commento