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venerdì 20 febbraio 2015

Barcaccia mia

Piange, il cuore piange a veder Piazza di Spagna ridotta una discarica. Piange, il cuore piange a sentire il sindaco Ignazio Marino – proprio lui che dovrebbe difender la Città Eterna – dichiarare, serio serio, con quella barba che forse nasconde la sua segreta vergogna, che i danni “non sono gravissimi”. Ma come, signor sindaco? Non ha sentito, come ho sentito io, che la Barcaccia del Bernini (e virgoletto) “ha subito danni permanenti”. Non capisce il latinorum, forse, degli storici  dell’arte? Vuol dire, caro signor sindaco in bicicletta, che la fontana del Bernini è rovinata per sempre. Per sempre. E non sono, questi, danni gravissimi, mi spieghi?

Piange, il cuore piange perché lo sfregio di ieri è solo un episodio, perché Roma è tutta quanta abbandonata a se stessa e triste come sono triste io quando, nei miei piccoli retake quotidiani, raccolgo bottiglie di birra seminate lungo Via dei Serpenti e buste di plastica e altra rumenta mentre cammino, per dire, sulla delizia di Via Paolina verso Santa Maria Maggiore, dribblando tra mendicanti e sporcizia. Piange, il cuore piange, perché non si vede la fine di questa rovina e che siano arrivati, dall’Olanda, i Lanzichenecchi, non significa un bel nulla perché altre puntate del saccheggio ci saranno.  Lo so io e lo sa anche il signor sindaco Marino. Io, per dirne una, a Via dei Fori Imperiali non metto piede mai per non vedere l’orrore dei venditori ambulanti irregolari con le loro orrendezze e tutti quegli “artisti di strada” che per me sarebbero tutti quanti, con rispetto parlando, da buttare via. Perché l’arte, mi dispiace, è altra cosa e basta dare un'occhiata ai Fori per capirlo. E la finisco qui perché piangere serve a poco e non mi piace mica far la brontolona e poi, come si sa, il cuore va tenuto in alto, attaccato a un bel filo d’oro, nella nuvola della non conoscenza, lì dove il mondo si fa sacro, nel sacro fuoco mio e di Elisabetta…

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