Pagine

sabato 10 gennaio 2015

Il mio San Paolo a San Marcello


Le nuove bennibags 2015 vi aspettano (e anche io) al mercatino del Pigneto, domenica 25 gennaio
Lungo la via Lata, ora chiamata via del Corso per grazia delle corse dei cavalli berberi che tanto piacevano a Papa Paolo II (il veneziano, per capirci, di Palazzo Venezia…), c’è – ma quasi al principio, le spalle al Vittoriano – la bella chiesa dei Serviti, intitolata a San Marcello, dove io vado, spesso e volentieri, perché mi pare, quando sono lì dentro, di sentir la fiamma che si accende e anche perché vi trovo, tutte sull’attenti come tanti soldatini del bene, le bottigliette dell’acqua benedetta che, fatta l’offerta, mi porto sempre in borsa e  tengo a capo del letto. Quando sono lì, a San Marcello, siedo di solito su una certa panca, per avere, a mano destra, nella sua bella cappella il santo crocifisso ligneo con Cristo in fiamma, caro ai devoti romani (e anche a me) e, sull’altro lato, la conversione di Saulo, in forma di maestoso dipinto dei fratelli Zuccari che a me, e perdonatemi, piace molto, ma molto di più del mesto (per me), gemello caravaggesco di Santa Maria del Popolo, con quel verdolino cupo, in un triste nero pece. C’è in questo Saulo che diventa Paolo, invece, elegante nella sua giubba turchina col bel  cappello in testa, come il senso della festa, la gioia dell’incontro col divino – che è tutto e di più mica si può - che manca, a mio vedere, nel Caravaggio, dove è l’uomo che trionfa sulla terra. Ma non è di questo che volevo parlare e dunque vado avanti nel racconto. Eccomi, oggi, a San Marcello, nel mio pregar raccolto e mi accorgo, ma non ci faccio  tanto caso, che c’è qualcosa di diverso e di grande in chiesa e ancor più grande del normale. Entro e mi siedo al banco mio e tiro fuori il mio rosario. D’un tratto, apro gli occhi e vedo. Tutti i moccoletti, ecco, sono accesi e festanti le fiammelle, in guizzo d’allegria, salutano il Creatore e io con loro. Guardo, tutt’intorno, in quella gioia di luce traballante  vedo, d’un tratto, un certo signore, in panni sporchi, che con perizia e meticolosità, finisce di accender l’ultimo lumino, poi, riaccende il fiammifero, si guarda intorno e, accortosi di aver terminato la partita, tutto contento, soffia sul cerino, fa un gran respiro e via verso la porta, lasciandosi alle spalle (e a me) il paradiso…

Nessun commento:

Posta un commento