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lunedì 19 gennaio 2015

Due cuori in pizzeria

Bennichic, bennibag
Mi piace, quando finite son le cure e i doveri del mattino, uscire nel sole già svenuto del primo pomeriggio, che colora l’intorno di un oro fuso, come se cose e persone  e anche io fossimo tutti insieme rapiti nell’arcano incantamento del divo Apollo; mi piace, in quell’ora di dopopranzo, nella pausa tra mattino e sera parentesi dorata nel furor dell’oggi intero, fare i casi miei e andarmene per la mia strada col pensiero lassù nella felicità raggiante e ritrovata che mi accompagna quando, la pace in cuore, mi ritrovo tutta quanta in quella mia dopostoria ritrovata, rotonda,  in conversione, e sono, pur in cappotto e sciarpa e stivali, come nata allora, Eva prima della caduta. Mi piace, dicevo, camminare in quell’ora sospesa che tanto amava, come me, Giorgio Caproni, un poeta  che amo e che ebbi la ventura di vedere, in carne e poesia e sangue, a una certa serata alla Camera dei Deputati quando, e sono passati anni, padrona di casa era nientemeno che la Irene Pivetti... Ricordo, di Caproni, pubblicata sul Corriere della Sera, una piccola lirica sul dopopranzo (che conservo in uno dei tanti diari che scrissi e scrivo) e giocavano nella piazzetta di un paese tanti bambini col giubbino turchino…

Io, nel mio girovagare, ricerco la perfezione del mio Caproni e di quel suo antico poetare su un piccolo mondo, antico pure lui, che tanto mi manca. Ma pur nell’estasi mia, ho occhi aperti e cuore pronto al riso e oggi, tra i passi miei alati, ecco che ti vedo in Via Leonina un cagnolone di quelli che hanno labbra e orecchie pendule e sono penduli anche di carattere e mansueti e buoni che neppure il buon Noè. Cammina a capo mogio appresso alla padrona, il cagnolone e d’un tratto, fuori dal nulla, in un abbaiar furioso, esce a razzo da un locale un cagnetto piccolo così, un Jack Russel (credo) in miniatura, ma tutto compatto e nervoso e teso e pronto a far amicizia con il nostro giuggiolone. E salta e bercia e gli si fa intorno e dietro e davanti con insistenza canina, ma l’altro nulla, come non lo vedesse. Il nostro  non si perde d’animo e, sciolto da collare e guinzaglio com’è, entra al trotto, al seguito del nuovo amico dal cuore tiepido in una pizzeria a taglio e chissà com’è andata a finire…

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