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martedì 30 dicembre 2014

In cantilena friulana

Ragazzina, sui quattordici anni o giù di lì, trascorrevo le vacanze di Natale a Piancavallo, ospite  - io, senza famiglia - di un'amica di mia madre che aveva tre figli suoi e io, in più, per una quindicina di giorni. Il figliolo era Giulio Cesare, ma detto, più modestamente,  Gigi e le figlie, una per me troppo grande e l'altra, invece, troppo piccina, erano Lara e Chiara. Sucché non stavo con nessuno dei figlioli della Ginni, perché tutti e tre erano, come ho già scritto, o troppo piccoli o troppo grand, ché mancava, per me, la misura mediana, la quale, a pensar mio, ero proprio io. E così sciavo in solitaria, nella gioia tutta bianca di quel gelo amico, fatto di alti monti che mi salutavano con una riverenza. La sera, a volte, con qualche compagnetto di corso di sci, mi ritrovavo in sala giochi dove respiravano da poco gli antenati dei giochi elettronici di oggi. Ed era, per me, gioia grande, pestar sul tasto e giocare al ping pong sul video, ma ancor più bello, e lo ricordo ancora, era uscir a notte alta, forse alle dieci, nel bianco della neve, e respirar le stelle...
Con  i figli della Ginni, no, ma a Pordenone, quando scendevamo, per dire una giornata a comperare non so più che cosa, passavo il pomeriggio col figlio di un'altra amica di mia madre (anche lei amica della Ginni), che di nome faceva Giacomo, ma era per tutti Orso. Non so neanche oggi, che sono donna fatta e punto stupida, perché i fratelli lo chiamassero così, perché per me Giacomo non era niente affatto Orso e, da piccolini, lui e io, avevamo passato pomeriggi interi a correr sul triciclo, come Gimondi e Bartali, nell'infinita terrazza sua della villa di Marsure (ché solo il nome mi pare già une bellezza in lontananza...) e poi a mangiar le merende della Maria che camminava piegata in due, come a squadra, ma era, nonostante i panni neri, tanto dolce e cara da parere fatta tutta quanta di zucchero. Di sera, la cena era un mal di pancia. C'era una minestrina con dentro tanti pezzetti di polenta e poi la lingua salmistrata e mi pareva che il bue del presepio avesse fatto una linguaccia e qualcuno, pronto, zacchete gliela avesse tagliata via e servita viva nel mio piatto... Non era Orso, niente affatto, Giacomo. Un pomeriggio a chi gli chiedeva se aveva piacere che restassi con lui un pochino, rispose, in cantilena friulana: "Non intriga mica, la Ester..."

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