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venerdì 5 dicembre 2014

Con tanta simpatia

Di fronte al Quirinale, ben pettinati e tutti verdi (come si conviene in una Capitale Caput Mundi) dopo una messa in piega dei giardinieri della Capitale, ci sono i Giardini di Sant’Andrea, dove portavo, piccino, chi so io e dove mi sono ritrovata, ieri mattina, seduta su una panchina bigia che si appoggia quasi al parapetto che si sporge su una scalinata la quale portava, un tempo – mi pare di ricordare – a Palazzo Pallavicini, a dare una delle mie english lessons che servono, sì, a rinfrescar la lingua di Shakespeare, ma, a modo loro, sono un bagno nel fiume, dove tutte le lingue si ritrovano sorelle, in un indoeuropeo che rinasce, in un verde andare.

Insomma siam lì io e la mia cara amica Bi, che ha bisogno di rinfrescar quel tanto che ha imparato in anni e anni di studio e, mi par di ricordare, che siamo al punto di parlar dei giorni della settimana e di come mai portano quei nomi là or son millenni, quando, d’un tratto, dalla discesa, ecco comparir, libero e selvaggio (ma seguito dalla sua padrona) un cagnolino di pelo lungo e color cioccolata al latte. Cammina e ha la stessa identica tale e quale codina del mio Mecki, che sembra uno spruzzetto d’acqua sorgiva in un balzello di zampette andanti. D’un tratto, il cagnolino balza su per le scalette di cui ho parlato prima e si infila lungo il parapetto e, zitto zitto, eccolo accoccolarsi proprio dietro al collo mio, al punto che sento il suo fiato sulla pelle e mi sta a mo’ di sciarpetta calda. La padroncina ride e ridiamo anche la mia Bi e io, ma in me, che sono poliglotta, si accende la lingua dei quadrupedi pelosi e, senza parlar forte per non disturbar chi mi sta intorno, faccio anche io, come faceva Mary Poppins nel parco con i piccoli Banks, gli dico, insomma, che è un bel maleducato e che, via, per cortesia, il mondo è grande e bisogna saper occupare il proprio posto. Evvia. Scusandosi il mio garrulus quidem si sposta vivaddio e ci salutiamo, lui e io, con molta simpatia… 

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