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mercoledì 26 novembre 2014

Il Mater Dei ai Serpenti

L'Istituto Mater Dei, io me lo porto cucito al cuore e tutto quanto, nella memoria, ancora fresco come un ovetto di giornata. Le compagne, senza eccezioni, hanno ancora un viso, un nome e un cognome e incise restano nel ricordo che tanto, ancora oggi, mi rincuora. E, ditemi voi, come potrebbe non essere così se, come è accaduto a noi, per tredici anni si è portato sulla testa un basco penitenziale,  si è recitato,  nel mese di maggio una corona di rosario al giorno, si è rimaste in un cosmo rotondo, di antiche radici e usanze e modi e costumi, mentre tutto intorno il mondo esplodeva nella rivolta. Noi pregavano e lì fuori si facevano manifestazioni e occupazioni; noialtre, all’agape, in festa, mi pare alla domenica mattina quando si portava la corona di fiori alla Madonna di Piazza di Spagna per l’8 dicembre mentre altri, in rosso e nero, inseguivano la rivoluzione nel mettere a zampe all’aria il mondo di ieri per un oggi all'incontrario.
Io, quel mondo lì, antico, forte, di radici, ancora lo vivo, nel chiuso del mio cuore e poco mi piace il frutto delle rivoluzioni altrui. Ché, intorno, vedo - o così mi pare - uomini e donne desolate, in pillole continue, preda del vento che tutto travolte. E così, sempre mi pare, di capire che facevamo bene noi, noi del Mater Dei, figliole dell’ordine e della continenza a viver nel cosmo rotondo e d'oro che ci avevano regalato i Fratelli.

E proprio ieri il Mater Dei mi è saltato al collo nella personcina di una compagna di classe dai capelli rossi e un poco miope che ho incontrato nell’attraversar Via dei Serpenti, mentre lei andava a far la sua supplenza e io, a casa mia. La vedo da lontano e, per scherzare, le dico, deferente: “Buongiorno professoressa!”. La vedo, smarrita, che stringe gli occhi come fanno i miopi per mettere a fuoco la figura e le leggo in volto che, disperatamente, sta cercando di capire chi sono, quale delle tante madri degli alunni, magari la signora Ricci. Poi, però, il sole sboccia in fronte, grida: “Ester!” e mi si butta al collo. L’abbraccio è caldo e dolce, come i ricordi del nostro Mater Dei.

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