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lunedì 1 settembre 2014

Ciao dolce Annalisa

La più brava della classe, al Mater Dei, era Annalisa, che aveva due grandi occhi blu in un bel viso antico e capelli ricciuti che si stirava fino a farli diventar spinaci. Andar da lei a pranzo era per me come una gita fuori porta essendo casa sua, sulla Cassia Antica, perduta in una Roma che non conoscevo punto, essendo io nata e vissuta tra San Saba e San Giovanni, in pascolo tra i ruderi, cercando i fratelli che non sono più. Ricordo, come fosse ancora vivo, suo padre che si chiamava come il mio, pur passandogli, in altezza, appena la metà. E tanto mio padre era ombroso, serio,  taciturno quanto il suo era un’allegria di risate argentine, tra petunie e passiflore…

Ci incontrammo, lei e io già donne, al San Camillo e tutte e due, perché il destino gioca le sue carte come vuole, a ritirar il certificato di morte dei nostri rispettivi genitori. Durante il ritorno, sedute – lei e io - nella sua Smart disordinata come disordinate sono le cose delle mamme che lavorano troppo, ci giurammo che non ci saremmo perdute più, che ci saremmo viste, parlate, frequentate. Così non fu. La rividi, anni dopo e già malata (ma sorridente nello stanco teatro del mondo che tanto frequentava) perché le amiche son le stesse, in una certa università del centro, dove nere sono le tonache tutte intorno, e – io già vestale – nel lume in fiaccola ardente, avrei voluto fare e non ho fatto. Tentai, senza coraggio e ora, è nel rimpianto e nel dolore il mio saluto per ciò che siamo state, nella divisa stirata e profumata di rose dell’Istituto Mater Dei. 

2 commenti:

  1. Ciao cara Ester....troppo giovane Annalisa per un saluto così.
    Conosco bene questo sentimento di rimpianto e dolore e ti penso.
    E ti leggo, e pur se non ho parole sono sempre qui.
    Un abbraccio Rita

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  2. Un saluto, un ricordo, voi ragazze e poi donne. Il dolore è raccontato con dolcezza, la scomparsa non è tale ed il senso di "arrivederci" è straordinariamente tenero e toccante. I lutti sono in fila,col tempo sembrano diventare nostalgia. La tua è una penna felice, Ester. Le tue, sono parole in perfezione rotonda. Un abbraccio.
    Sabina

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