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lunedì 15 settembre 2014

amiche mie


bennibag it's raining cats and dogs
Scendo volando, con un bel sole d’oro, acceso nel lucore appassionato del cielo in estasi di fuoco, giù per la buia scalinata di Magnanapoli, dove si respira l’atmosfera di Roma sparita e in ogni sconosciuto, mi par di riconoscere, occhi negli occhi, un Rugantino e un Meo Patacca a braccetto nel Rione primo, nemico ai trasteverini. Scendo, volando, e a volte salvo qualche turista incauto, che tiene, meschino, lo zainetto aperto sulle spalle, dalle manine svelte delle borseggiatrici che un tempo portavano lunghe gonnelle e leggevano la mano e oggi paiono uscite, lustre e alla moda, da una rivista patinata. Mi prendo, e sorrido, corna e bicorna loro e un tankiù dal malcapitato e proseguo nel cammino, perché mi aspetta la mia Rispoli, dove posso prendere a naso quel che più mi garba e passar da Daverio a LaoTze, senza chiedere il permesso, seguendo il gusto e il ghiribizzo nascosto. Nei libri, ragazzina, trovavo il mio nutrimento terrestre e il sentiero silenzioso che mi conduceva in boschi e radure dello spirito. Nei libri, ora che sono donna e vestale, cerco chi mi ha preceduta, sorella nello spirito, una guida nell’altrove. Le nuove amiche, Elisabetta, Chiara, Ildegarda, non escludono le vecchie: Elsa, Dolores, Neera.  E siccome il caso ricama le sue trame con la grazia antica della ricordanza, mi trovo nella Chiesa di San Marcello al Corso e, tra tutti i capolavori, nell’acqua benedetta che si prende a boccettine, mi trovo a rimirare un quadro, uno soltanto, bello nello splendore del movimento e del colore che, a parer, mio, racconta la caduta di cavallo di Saulo (che doveva diventare San Paolo), con la potenza ritrovata nella grazia dell’Altissimo. Osservo, ammiro, apprezzo e poi l’occhio mi cade sul nome dell’artista che è Taddeo Zuccari, un gran pittore che era bis-bis-bis nonno della mia Neera che, dimenticò nello scrivere (proprio come me) il suo nome vero che era, appunto, Anna Zuccari… 

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