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venerdì 8 agosto 2014

Il profumo di mirto selvatico

Mille anni fa, forse ai tempi di Adamo ed Eva in paradiso terrestre, a Cala dei Gigli mi svegliavano, soli, in un silenzio d'oro, i campanacci delle pecore che dai campi  di Peppino Porcu si spingevano fin sulla spiaggia a leccar, schifate, l'acqua salata. Dlen, dlen, lontano, come un richiamo ad alzarmi, festosa, per trascorrere le lunghe mattine perdute nell'incanto della mia protostoria. Ricordo, oggi come fosse allora, il mirto, spettinato, che mandava a tratti il suo profumo, mescolato al salso, e quanto sacramentava mio padre vedendolo, in cespuglio pazzo, sempre con i capelli lunghi e mai sull'attenti...
Quando la mattina era ancora in boccio, mio padre, avvocato, tutto quanto stirato nella logica, ragionava sul da farsi quotidiano in cui noi . o almeno io - a volte avevamo un piccolo compito da svolgere. Che ne so, fare una commissione per lui, raccogliere a mucchi le foglie secche portate dal ponente e dal maestrale, oppure, come nel caso di cui scriverò, accompagnarlo a buttare qualcosa nel grande secchio nero sul curvone che menava alla spiaggia. Udito da lontano il camion (che giungeva, allora, un giorno sì e poi chissà quando), ecco mio padre scender svelto gli scalini di legno e, dopo un saluto al suo ibisco in preghiera, giù. e io appresso. Corriamo a rompifiato per lo stradone color nutella fin dove il braccio si piega a gomito per spingersi alla riva. Ed eccoci alla meta.
Dal camion scendono tre tipi smilzi e cominciano a caricare quanto è stato lasciato lì forse da una settimana o anche di più. Mio padre porge il sacchetto e poi, cortese, pone una domanda: "Dovrei buttare un vecchio barbecue; avete un servizio per i rifiuti ingombranti?". Il primo tipo smilzo apre la bocca e, senza far uscir la voce, dice in alfabeto muto: "Sono sordomuto, non so nulla". In mio padre occhieggiai un sorriso o forse sono solo io che lo ricordo e lo immagino perché sorrido io al pensiero di quella faccia che stirava l'abc nel silenzio dell'ugola pigra. Il secondo tipo smilzo, interpellato, risponde, senza scherzi: "Si rivolga al sindaco di Porto San Paolo...". E io sorrido adesso (allora seria seria), ma mio padre scoppiò proprio a ridere e al terzo tipo smilzo, il viso di sughero bruciato, non chiese nulla. E per fortuna perché l'espressione sua, come di porcospino, la ricordo, come il profumo del mirto selvatico, oggi come fosse ieri,.
Subito dopo, passato nel clangore suo il camion con il suo contenuto umano e non umano, aiutai mio padre a buttar la ferraglia, un battimani, evviva e così sia.

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