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giovedì 17 luglio 2014

Un canto gregoriano per Arcangelo


Al giornale, nella redazione romana del Gazzettino lavorava - e ora non più perché l'ufficio di corrispondenza non c'è più e lui se n'è volato in cielo ora sono molti anni - un giornalista che dell'Oltretevere sapeva questo e quello e anche quell'altro, nel bel sole radente di Piazza San Pietro. Era, questo anziano signore e musicista, un vaticanista tutto quanto fatto e finito, e amico, ai bei tempi suoi, di Joseph Ratzinger al punto da sapere (per avermelo detto un mese prima di quando accadde per davvero) che al Conclave la fumata sarebbe stata bianca per il cardinale tedesco e che, udite udite, avrebbe preso il nome di Benedetto XVI...
Si chiamava,  poiché i nomi sono già un  tutto rotondo, Arcangelo e lo era, di fatto, ora lo so. Nei pezzi che scriveva per il giornale, poco pepe e poco sale, in odor di Osservatore Romano; con le spezie dell'ironia e della grazia condiva, invece, i tanti racconti che narrava a chi, come me, aveva orecchie per  starlo ad ascoltare. Mi raccontò di quando intervistò Alec Guinness che se ne stava non all'Excelsior o al Grand Hotel, ma in spirituale raccoglimento al Sacro Speco di Subiaco. E molte altre storie potrei raccontare, ma mi piace invece ricordarlo, oggi, per un articolo suo che ho letto per caso ora che sono nella sacra chiesa, per me, di Cala dei Gigli, nel silenzio di turchese del mio mare sardo. L'argomento: il canto gregoriano, la testata: La Strenna dei Romanisti. E vive, ecco, le solenni note del canto romano di Gregorio magno; e vivi i personaggi nel respiro della carta sua, Vivo il canto nella solennità dell'anno liturgico, dal febbraio della purificazione al bianco candido dell'Immacolata Concezione. E io, felice, mi par come, nel leggerlo, di risentire la sua voce in tenue romanesco, che sapeva render di sangue e carne e ossa il mondo ed il passato suo nei labirinti delle stanze vaticane, Lo ringrazio, nel rivederlo (con il terzo occhio ben sveglio) chino sulla sua macchina da scrivere (che i punti li faceva in alto e le virgole proprio no), per avermi dato un sogno, se potrò, da realizzare: vivere un anno liturgico, come fece lui, nell'antica, eterna, divina solennità della musica sacra che conduce a Dio...

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