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lunedì 16 giugno 2014

Divini devoti

Il mio tavolo al mercatino del Pigneto. Ci sarò anche domenica 22 con le bennibags, le bennirose, le bibi,  le bennicards!
Guardo poco la televisione, ché mi sono a noia i bla bla di politica in cui mi pare di non capire più nulla, mentre quelli, con le facce a volte pure antipatiche, se ne dicono su di cotte e anche di crude, mentre io finisco per bruciare i broccoletti siciliani a sfrigolare matti in padella come a chiamarmi “Ester, Ester, siam pronti a che ti perdi..”. Non la guardo, no, dicevo, la signora del nostro tempo e poco anche il computer, ma alla domenica sera verso le nove, su Rai Cinque cascasse il mondo, non mi perderei per nulla al mondo un programma piccolo piccolo, di nicchia, come si dice, condotto da Claudio Strinati che  è storico dell’arte e musicologo e uno di quelli di cui, mi pare, si è perduto purtroppo lo stampino. Insomma mai mi perderei (e non succede) “Divini devoti”, che racconta, attraverso l’arte e le chiese, i grandi ordini religiosi che sono stampella della Chiesa e, per me, impronta e segno dello Spirito Santo nel mondo. La prima puntata, ecco i Francescani nella Chiesa all’Ara Coeli, dove è conservato, purtroppo in copia (che l’originale è stato rubato…), il Sacro Bambino che era, a Roma, tanto importate e unico e regale che, quando passava lui, in corteo, il traffico si fermava e anche il Papa…

La domenica seguente, dall’Abazia di Subiaco, si parla dei benedettini, che mi sono cari per l’ora et labora (che pratico) e per un altro motivo che alcuni sanno e altri no e di cui non parlo. Ieri, invece, si è parlato degli agostiniani, che a Roma sono titolari di due Chiese magnifiche: Sant’Agostino (appunto) e Santa Maria del Popolo. Che meraviglia il mio Strinati, con l’umiltà dei grandi e la freschezza delle persone di gusto, a raccontar di Caravaggio (che amo sì e un poco no), di Carracci (che amo senza condizioni) e poi anche degli angeli del Bernini che basta guardarli per sapere che li ha fatti lui… Che meraviglia, dicevo, e, se il programma fosse iniziato a maggio, quando l’ho incontrato (per caso) in piazza del Collegio Romano, lo avrei ringraziato, e tanto, perché è nelle radici umide nostre la grazia rotonda di lassù e nell’oro del passato, nell'armonia del Quattrocento,  il sentiero del futuro…

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