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domenica 8 giugno 2014

Angeli sulla mia strada (ricordando l'ingegnere)

Cammino giù dal Laterano lungo la Via di San Giovanni nel fresco ritrovato del venerdì sera, con un ponentino dolce e amico ad accarezzare i capelli; cammino – dicevo – e tutta quanta, nel pensiero e nella pratica, presa da certi problemi che terrò per me e che mettono troppo sale nella zuppa, disturbando il quieto quotidiano, nella spina del mondo che punge. Cammino, insomma, e non mi accorgo di un certo signore che mi si fa dietro e poi davanti e, fermandosi di colpo, mi fa: “Lei ha proprio bisogno di un caffè”. Lo prendo? Non lo prendo? Il signore, con un testa un caschetto di capelli bianchi pare Ponzio Pilato nel “Maestro e Margherita” e mi pare, nell'infinito dei giorni, di averlo famigliare...

No grazie, rispondo e torno a camminar per la mia strada, mentre quello seguita a seguirmi e mi sento gli occhi di lui sull’ali e mi verrebbe voglia di girarmi e chiedergli che altro vuole visto che il caffè lo può prendere benissimo da solo in un baretto appena trascorso sulla sinistra della strada. Sto per farlo quando lui, tornandomi in corsa davanti, mi indica lontano, a sollevar lo sguardo, sullo scorcio del Colosseo, un cielo incendiato dell’oro del tramonto e più in alto, nel vuoto che si eleva tra i Fori Imperiali, vedo comparire un angelo tutto nero che è poi la Nike alata del Vittoriano, ma da qui pare solo un angelo di Dio, in controluce,  nell’oro del sole che, piano piano, dopo il fuoco del giorno, parte per visitar l’altro emisfero, salutando, per me, Jane e Janet e anche Nick ed Edward. “Un angelo…”, balbetto, ma il mio Ponzio Pilato non c’è più, se ne sta seduto su una sediola rossa, in un baretto che è anche lui seduto di fronte al Colosseo e sollevando la tazzina di caffè, vedo volare altri angeli, angeli sulla mia strada…  

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